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Quanto dura una casa in paglia? E la manutenzione?

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I fatti ci dicono che la durata di una casa in paglia può raggiungere almeno cento anni. E quella di una casa in cemento?

Giugno 22, 2021

durata casa paglia

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Intro

quanto dura casa paglia

Ci vien facile prendere ad esempio la pietra:
per il mondo andiamo a visitare e ci addentriamo in edifici plurisecolari in pietra, tuttora in ottimo stato;
d’altra parte, girando per le nostre campagne, vediamo ruderi in pietra ben più recenti, eppure già fatiscenti.
Che cosa ci dice, tutto questo?
Ci dice che più che di una durata in “sé” del materiale, come se avesse una sua insita scadenza, è il caso di analizzare come l’edificio è stato realizzato e quali eventi lo hanno attraversato.
E’ il caso insomma di indagare quali fattori compromettono la salubrità e/o la sicurezza di un edificio, tanto per uno in cemento-mattoni quanto per una casa in legno e paglia.
Il parallelo tra casa in cemento-mattoni e casa in legno-paglia merita di essere mantenuto, perché si scoprono cose interessanti, anche inaspettate. Cominciamo con un excursus storico.

Le prime case in paglia

quanto dura casa paglia

La creazione delle prime “miscele” di cemento così come lo intendiamo oggi risale alla metà del 1800. L’invenzione della macchina imballatrice segue di poco.
E così, i primi edifici in cemento armato precedono di poco i primi edifici in balle di paglia.
Alcuni di questi “prototipi”, in paglia come in cemento, sono ancora in piedi e svolgono dignitosamente la loro funzione.
D’altra parte abbiamo visto tutti come certe strutture in cemento armato siano soggette anche a crolli e collassi improvvisi.
Il più vecchio edificio europeo con struttura in legno e balle di paglia che si conosca è a Parigi, è del 1919 e pochi anni fa ha ospitato il biennale incontro europeo dei costruttori in paglia (European Straw Bale Gathering, ESBG).
Quindi, mettiamo un primo punto:
Una casa in paglia può avere una durata di almeno un secolo.
Cosa può metterla in difficoltà compromettendo la durata e la vita dell’edificio?

L’acqua: il grande nemico delle case in...?

durata casa paglia

Nell’immaginario comune, una casa in paglia deve temere l’acqua (e il fuoco, che lasciamo momentaneamente da parte per affrontarlo in altro articolo prossimamente).
D’altra parte: muffa sui muri, umidità di risalita, infiltrazioni…ne avrete ben sentito parlare o peggio ancora vissuto. E si trattava di case fatte in…? E realizzate quando?
I fatti ci dicono, ancora una volta, che gli stessi problemi insistono sulle case in cemento come in pietra come in mattoni…come sulle case in paglia, certo, anche su quelle.
A questo punto la domanda è: come evitare questi rischi che possono limitare la durata di una casa, in paglia nella fattispecie?

Progettazione curata, manutenzione ridotta

quanto dura casa paglia

Si torna sempre lì: ci vuole innanzitutto una progettazione curata in dettaglio.
Prendiamo ad esempio la questione dell’umidità di risalita. Si tratta di umidità che sfidando la gravità, per capillarità può risalire dal livello del terreno-fondazione ai primi strati di parete. Questo qualora non sia stata pensata una opportuna separazione netta tra i due elementi.
E questo può avere conseguenze spiacevoli sia per case con pareti in paglia sia per edifici in cemento-mattoni.

Realizzazione curata, manutenzione ridotta

durata manutenzione casa paglia

Ad una progettazione curata in dettaglio, deve seguire una realizzazione curata in dettaglio.
Prendiamo stavolta ad esempio un intonaco esterno eseguito non a regola d’arte (e facciamo notare che l’intera applicazione potrebbe essere stata svolta da manuale, ma semplicemente nel periodo sbagliato dell’anno, o una gelata improvvisa e imprevista potrebbe aver vanificato tutte le attenzioni avute). Possono insorgere fessurazioni che, a seconda dell’entità, possono far penetrare acqua piovana e questa via via può aggravare la situazione.

La casa giusta in paglia: durata e manutenzione

Questi sparuti esempi sono sufficienti per farci capire che tanto la durata quanto la manutenzione di una casa in paglia (così come di una in cemento), sono largamente dipendenti dalla corretta progettazione e realizzazione.
A questo punto occorre fare una riflessione molto pratica.

Conclusione

Quella del cemento e del mattone è una lingua assai diffusa e conosciuta dalla stragrande maggioranza di progettisti e imprese in Italia. Diciamo…è il nostro italiano corrente.
Quello del legno è un codice linguistico non così noto: “un accento regionale”. Quello della paglia è ancora di nicchia, a confronto: il dialetto di una particolare area di una particolare regione.
Pertanto, una volta compreso che il “quanto dura una casa in paglia” e la manutenzione di una casa in paglia dipendono dalla corretta progettazione e realizzazione e che queste sono bagaglio di pochi, si può facilmente concludere che è fondamentale affidare questi incarichi a personale competente.
Se si farà così, una casa in paglia potrà durare almeno un secolo e la manutenzione di una casa in paglia sarà limitata all’ordinario.

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Serra Bioclimatica ed Ecobonus 110

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Opportunità e condizioni

Maggio 11, 2021

serra bioclimatica

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Intro

serra bioclimatica

La serra bioclimatica, frutto esotico tanto desiderato quanto sconosciuto, torna a far parlare di sé sulla scia degli interventi per efficientamento energetico promossi, anzi superpromossi dall’Ecobonus al 110%. Vediamo insieme come si possono combinare le cose, non prima di aver chiarito di cosa stiamo parlando.

Cosa NON è una serra bioclimatica

veranda No serra bioclimatica

Ad una prima occhiata, la serra appare come un corpo annesso al fabbricato principale, dotato di ampia vetratura, soleggiato; cose che la rendono facilmente confondibile con una veranda, quello spazio ottenuto chiudendo con infissi vetrati – del tutto  o parzialmente – spazi accessori come logge, porticati o terrazze.

Diciamo subito che in casi particolari è possibile trasformare suddetti spazi in una vera e propria serra blioclimatica.

Prima però è il caso di approfondire innanzitutto l’essenza della serra solare, cosa che ci aiuterà anche a comprendere le restrizioni normative in merito e quindi la sfruttabilità di bonus e superbonus 110.

Cosa E' una serra bioclimatica (o serra solare)

In pratica, la serra bioclimatica è un vano che, nei mesi in cui è necessario un riscaldamento degli ambienti interni, ha il compito di immagazzinare calore gratuitamente derivante dall’irraggiamento solare, per trasferirlo al resto della casa.


Trattandosi per definizione di un dispositivo finalizzato al risparmio energetico, è immediato il collegamento con gli incentivi fiscali che hanno proprio questo obiettivo, come l’Ecobonus.


Nelle parole del DPGR 39/R 2018 della Regione Toscana, al suo articolo 57 comma 1:
1. (…) si definisce “serra solare” un elemento di architettura bioclimatica finalizzato ad introitare la radiazione solare coadiuvando nella stagione invernale il riscaldamento dell’edificio o dell’unità immobiliare.


Ne derivano immediatamente le caratteristiche di:
posizionamento in condizioni ottimali di irraggiamento e con un orientamento tra sud est e sud ovest;
dotazione di uno scambio termico con gli ambienti adiacenti tramite l’aria o il calore trasmesso dall’involucro stesso (pareti e/o pavimento).

 

Altre caratteristiche ne conseguono logicamente, se si pensa a cosa NON deve accadere nella stagione calda: non deve surriscaldarsi finendo per trasmettere calore quando indesiderato.
Pertanto le sue superfici vetrate devono essere perlopiù apribili e comunque schermabili dal Sole all’occorrenza.

Caratteristiche di legge per una serra bioclimatica

Ulteriori caratteristiche sono espressamente specificate dalla legge. A titolo esemplificativo prendiamo nuovamente in esame l’art. 57 del DPGR 39/R della Regione Toscana (la prima ad aver deliberato in materia, facendo poi da riferimento per le altre):

 

2. La serra solare deve avere caratteristiche obiettivamente distinte da quelle delle comuni verande. Essa non può essere destinata alla permanenza continuativa di persone e deve essere priva dei requisiti e delle dotazioni atti a consentire tale permanenza, compresi gli impianti di climatizzazione artificiale.


3. (…) La specifica finalità del risparmio energetico è certificata nella documentazione tecnica di progetto, nella quale è quantificata, attraverso i necessari calcoli energetici, la riduzione dei consumi di combustibile fossile per il riscaldamento invernale.


4. La serra solare concorre alla determinazione dell’involucro edilizio e della sagoma dell’edificio.

"Abitabilità" di una serra bioclimatica

serra bioclimatica serra solare

Chiariamo meglio il comma 2 sopracitato: “non può essere destinata alla permanenza continuativa di persone”.
In alcuni casi di legge locale, questo si traduce nella imposizione di una altezza massima inferiore ai 270 cm (ad esempio 240 cm).
In tutti i casi è comunque vietato ogni impianto di climatizzazione artificiale, ovvero non è possibile installarci un riscaldamento.

L'effettiva efficacia va dimostrata

Non è sufficiente che una serra abbia le sopraelencate caratteristiche per potersi definire tale ed essere approvata.

E’ necessario, per legge (cfr. Comma 3 sopracitato), che la riduzione del fabbisogno energetico che essa apporta sia, in sede di progetto, dimostrata con opportuni calcoli.

Infatti, la sua progettazione richiede una specifica competenza quale può avere un architetto con specializzazione in bioclimatica oppure un termotecnico.

Non basta (né alla legge né all’atto pratico) attaccare una stanza vetrata alla casa per dire “ecco la serra bioclimatica”.

La serra bioclimatica è contemplata dall'EcoBonus?

serra bioclimatica

Alla fine del 2017, nella “Guida alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico” dell’Agenzia delle Entrate, in riferimento agli interventi su edifici esistenti, si leggeva: “Non è stato stabilito quali opere o impianti occorre realizzare per raggiungere le prestazioni energetiche richieste. L’intervento, infatti, è definito in funzione del risultato che lo stesso deve conseguire in termini di riduzione del fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale dell’intero fabbricato. Pertanto, la categoria degli “interventi di riqualificazione energetica” ammessi al beneficio fiscale include qualsiasi intervento, o insieme sistematico di interventi, che incida sulla prestazione energetica dell’edificio, realizzando la maggior efficienza energetica richiesta dalla norma.”
Nel caso dell’Ecobonus, il progettista specializzato dovrà quindi indicare l’apporto quantitativo della serra bioclimatica all’interno degli interventi previsti per il risparmio energetico. Per comprendere che si tratta di un contributo non indifferente, serva sapere che si parla di una riduzione che può raggiungere anche il 25% del fabbisogno annuo stimato (valutato, secondo le norme UNI, calcolando la differenza di energia dispersa senza la serra a con la serra).

Agevolazioni fiscali dell'Ecobonus per la serra bioclimatica

La serra bioclimatica è ammessa tra i fattori che possono concorrere alla riduzione del fabbisogno energetico di due classi come richiesto dall’ecobonus.

Il suo costo di progettazione è detraibile in quanto farà parte del costo di progettazione mirato al risparmio energetico suddetto.

Il suo costo di costruzione è interamente a carico del cliente e non è detraibile, a differenza di altri interventi trainanti e trainati come il cappotto termico, gli infissi, gli impianti di riscaldamento, etc.


N.B.: Per una serra, è chiaro che buona parte del costo di costruzione è rivestito dagli infissi. Se con gli interventi cosiddetti “trainanti” (vd. articolo per spiegazione) si riesce ad elevare le prestazioni energetiche dell’edificio di 2 classi ottenendo il riconoscimento dell’Ecobonus, è opportuno approfittarne per la sostituzione degli infissi (tra gli interventi cosiddetti trainati). Questo significa, all’atto pratico, offrire un bel po’ di lavoro ad una ditta di infissi, con la quale sarà pertanto naturale imbastire una trattativa commerciale per la fornitura di quelli per la serra per ottenere un buon prezzo.

La serra bioclimatica "fa volume"?

serra bioclimatica solare

Tra i tecnici ricorrono espressioni come “fa volume”, “non fa volume”. Con queste intendono il fatto che il volume del vano in oggetto vada a “mangiare” il monte di metri cubi edificabili messo a disposizione dalla legge nella proprietà.

 

Relativamente a questa istanza, si può affermare che la realizzazione della serra bioclimatica è ammessa anche laddove non sarebbero ammessi aumenti di cubatura. Detto con l’espressione dei tecnici: “la serra non fa volume”.

 

Questo può facilmente sortire il duplice effetto:

    • da una parte, di renderla particolarmente appetibile da parte del cliente;
    • dall’altra, di renderla particolarmente sospetta da parte del tecnico comunale e di chiunque debba vagliare la legalità della cosa

Quest’ultimo aspetto fornisce una ragione di più perché l’effettivo contributo al risparmio energetico sia debitamente calcolato e opportunamente dimostrato.

E di che volume stiamo parlando?

serra bioclimatica solare

Alcune norme locali limitano a priori la volumetria della serra, a volte facendola rientrare nel monte di metri cubi destinabili a vani tecnici. Ed è bene che il progettista verifichi questo tra le prime cose.

Da un punto di vista puramente tecnico, non si può rispondere a priori ad una simile domanda perché il volume della serra bioclimatica è il risultato di una combinazione di fattori di calcolo.

Si può comunque dire che la sua dimensione in pianta, generalmente proporzionata alla superficie dei locali adiacenti, per una casa di medie dimensioni, si aggira sui 2.5 x 3.5, 3×4 mt (da moltiplicare poi per l’altezza ammessa o di progetto).

Vincoli normativi vari e permessi da richiedere

Trattandosi di un volume aggiuntivo annesso alla casa, la serra bioclimatica non è un’opera liberamente eseguibile; necessita bensì comunicazione all’amministrazione comunale fino addirittura a permesso a costruire. Dipende dai casi.


Solitamente i regolamenti comunali sono la norma di riferimento e stabiliscono le caratteristiche, dimensionali, tecniche e formali, che serre solari e verande devono avere e, in funzione di ciò, viene stabilito che tipo di titolo abilitativo (= “permesso”) è necessario richiedere.

 

Localmente poi possono sussistere anche vincoli sull’immobile o sull’area paesaggistica in cui si vuole realizzare una serra solare bioclimatica.

 

Si aggiunge il rispetto delle norme igieniche. Realizzare una serra solare collegandola tramite una porta finestra già esistente nel/al fabbricato principale potrebbe non essere fattibile, se la stanza comunicante non ha altre finestre che garantiscano il rispetto dei requisiti minimi aeroilluminanti. Così facendo, infatti, la porta finestra esistente cessa di essere una comunicazione verso l’esterno.

Trasformazione in serra bioclimatica

Posto che l’intervento di modifica dello stato esistente (ad esempio: chiusura di porticato con infissi) sia ammissibile secondo tutti gli eventuali vincoli normativi sussistenti nell’area, si tratta di verificare se ci sono le condizioni tali per cui la trasformazione del vano esistente può fattivamente ridurre il fabbisogno energetico andando a costituire una vera e propria serra bioclimatica.
Una prima banale verifica la può fare il cliente stesso direttamente. Se ad esempio la veranda o il loggiato da trasformare si trovano a nord, evidentemente non sussiste possibilità alcuna.

Conclusioni

serra bioclimatica

La serra bioclimatica, per potersi dire tale, deve avere determinate caratteristiche ed il suo contributo al risparmio energetico deve essere calcolato e dimostrato agli enti preposti a controllo. Per questo serve un progettista specializzato (tipicamente, un architetto o un termotecnico esperti in bioclimatica).


Nell’ambito del 110, il suo costo di progettazione è una spesa detraibile, il suo costo di costruzione no.


Al di là di tutto, la serra bioclimatica non è solo un dispositivo per il risparmio energetico. La serra bioclimatica è un BELLISSIMO dispositivo di risparmio energetico, fonte di un piacere incommensurabile.


Specie se arricchito dalla presenza di piante (mai sentito parlare di Winter Garden?), con il suo accogliente tepore proprio quando ci voleva, con la sua ampia trasparenza, regala tutta la comodità di stare in un ambiente al riparo dagli agenti atmosferici (come può essere un vento eccessivo), facendoti dimenticare di essere in un luogo “chiuso”.

 

Il presente articolo è stato redatto con la consulenza dello studio di architettura per la sostenibilità AxS, esperto sui temi del progettare&costruire ecologico.
QUI QUI sono visibili un paio di loro progetti per serra bioclimatica.

 

BuonaserRa a tutt@.

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Demolizione e ricostruzione con il 110

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Un processo virtuoso incentivato da Sismabonus ed Ecobonus. Consigli per gli acquisti.

Marzo 4, 2021

demolizione ricostruzione 110 paglia

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demolizione ricostruzione 110 paglia

L’intento di questo articolo è di segnalare delle zone di pericolo nel percorso “acquisto demolizione ricostruzione sismabonus ecobonus 110”, che noi di CasaGiusta riteniamo virtuoso e promuoviamo, però è davvero costellato di ostacoli continuamente in agguato.

 

Nell’immagine del percorso, qui siamo più vicini a Mai dire Banzai che a un 3000 siepi. Di sicuro lontani anni luce da una rampa in dolce discesa.

 

L’articolo prende in esame l’ipotesi di un cliente finale, privato, che si appresta a comprare un edificio da abbattere per poterlo ricostruire sfruttando gli incentivi. Non affronta tutti gli innumerevoli cavilli e specificità di questi, dibattuti nelle centinaia di interpelli fatti dai tecnici all’Agenzia delle Entrate.

Premessa

demolizione ricostruzione 110 paglia

Gli aspetti da tenere in considerazione per Sismabonus ed Ecobonus, per demolizione e ricostruzione, sono veramente tanti e ci spiace doverci limitare a ricordarlo a ogni pie’ sospinto, senza specificare e dettagliare, ma veramente passeremmo la vita noi a scrivere e tu a leggere e frattanto sono scaduti i limiti di tempo per fruire ciò di cui stiamo trattando. Come qualcuno dice in giro: “Quando avremo capito come funziona, sarà finito”.

Cosa comprare? Attenzione nella scelta.

demolizione ricostruzione 110 paglia

Se devi ancora acquistare la proprietà per la tua demolizione e ricostruzione, a meno che non salti fuori un’estensione temporale degli incentivi…dobbiamo metterti pressione perché la cosa avvenga in tempi rapidi. Naturalmente, la scelta deve vertere su quei fabbricati che rispondono a tutti i requisiti per accedere (più comodamente possibile) a sismabonus ed ecobonus (il più ostico dei due).

 

L’ecobonus si applica per prime e seconde case che abbiano, tra l’altro, i seguenti requisiti di base fondamentali:

– la conformità urbanistica ed edilizia = lo stato di fatto, reale, del fabbricato, è consistente con i progetti depositati in Comune e al Catasto (per dirla in modo semplificato)

– la presenza di un impianto di riscaldamento.

Altro dettaglio: gli incentivi valgono anche per fabbricati che non sono ancora accatastati  (= registrati al catasto) come civile abitazione, però possono diventarlo. Ecco, questo “però può diventarla”, che magari ti viene detto dal venditore o dal suo tecnico, va PROFONDAMENTE ACCERTATO. E questo può farlo soltanto un tecnico. Non provare a farlo da solo. Potresti farti del male. Scegli qualcuno di cui sai di poterti fidare.

 

Ovviamente io ti suggerirei di scegliere un immobile che è già accatastato come civile abitazione, perché le insidie son talmente tante nel percorso, che andarsele a cercare e sin dall’inizio, non è bello.

demolizione ricostruzione 110 paglia

La demolizione e ricostruzione prevede oggi giorno che, a meno di specifiche normative locali più restrittive (anche queste sempre da verificare), tu possa ricostruire con altra forma e in altro luogo nella tua proprietà. Quanto al volume che puoi ri-edificare, potrai avvalerti di possibilità di ampliamento date ad esempio dal Piano Casa (esempio: massimo + 35% della Superficie Utile Lorda) o da normative locali (esempio: vani tecnici, garage, pergolati etc.). Senza dimenticare la possibilità di costruire una bella e utile serra bioclimatica, il cui volume potrebbe non andare a “mangiare” quello edificabile a te consentito.

 

Ancora una volta, tutte queste cose non potrai verificarle in autonomia. Ti perdi in un labirinto in cui anche gli stessi tecnici più esperti rischiano spesso di finire.

 

Devi però tenere presente che gli incentivi di sismabonus ed ecobonus varranno esclusivamente per la quantità di volume demolito. In altri termini, non uno dei costi sostenuti per i vari ampliamenti di volume potranno essere detratti con alcunché incentivo.

 

Sismabonus ed ecobonus valgono per ogni unità abitativa (fino alla seconda casa). Pertanto, se nella proprietà che stai per acquistare ci sono due unità abitative, puoi ritenere di avere i massimali di spesa “doppi”, ovvero – ad esempio – potrai spendere massimo 96000 € per demolizione+fondazioni+nuova struttura (incluse progettazioni relative), per ognuna delle unità abitative.

Poiché è assai probabile che un edificio da demolire si trovi non in piena città ma piuttosto in aperta campagna e magari in collina-montagna, è bene ricordare che in tali zone possono sussistere vincoli ben più “pesanti” che in città. E’ possibile, ad esempio, che il fabbricato insista su un terreno che è stato censito dagli organi preposti come “frana attiva” e quindi su questo non si possa costruire più alcuna abitazione. E la cosa potrebbe non essere evidente.

 

Quindi prima di compromettervi nell’acquisto di una proprietà è bene far valutare ogni aspetto non solo da un tecnico progettista, ma anche da un geologo. Ché tanto poi vi servirà comunque nelle prime fasi della progettazione.

A proposito di terreno, pensando sempre alle caratteristiche morfologiche di luoghi in cui trovare un rudere da abbattere, non sottovalutate l’accessibilità. “La strada al momento non c’è ma si può fare tranquillamente”…vi ripeterà il venditore o il suo tecnico. Qui vanno accertate le possibilità normative, quelle pratiche di fattibilità reale della cosa e quelle economiche per poter finanziare l’operazione.

Costi

demolizione ricostruzione 110 paglia

E così abbiamo introdotto l’annoso aspetto: i soldi. Se ti sei addentrato nella faccenda mosso dal sorgere degli incentivi al 110%, allora bisogna stare molto attenti. Il suggerimento che diamo è questo:

  • farti valutare (dal tecnico o dalla ditta che hai individuato) cosa andrà in detrazione e cosa no, del costo di progettazione e di realizzazione

  • farti aiutare a individuare tutti i costi non strettamente legati a progetto+costruzione, come l’acquisto della proprietà con annessi costi notarili e tasse varie, i costi eventuali per migliorare l’accesso in cantiere, gli allacci delle utenze, gli oneri di urbanizzazione, la sistemazione dell’area esterna, etc.

  • farti i tuoi conti di quanto disponi immediatamente e quanto tramite prestiti/mutui/finanziamenti e in questi casi porre attenzione a quando vi potrai accedere. Mutuo per l’acquisto? Mutuo per la ristrutturazione?

Non dimenticare che tutte le voci di costo incentivate da sismabonue ed ecobonus sono comunque da sostenere anticipatamente, in unica soluzione dall’inizio alla fine, oppure spezzate in 3 tranche (30%, 30%, 40%), sempre comunque da anticipare ogni volta. La banca può aiutarti (ovviamente non gratis), però anche qui devi capire in che misura e con quali tempi.

Tempi

demolizione ricostruzione 110 paglia

I tempi, già, i tempi.

L’edilizia è un carrozzone che si muove come un bradipo, dove si alternano tempi apparentemente morti a tempi realmente morti, che vanno rianimati o resuscitati a seconda dei casi.

 

Un lavoro che dovrai fare è stare con il fiato sul collo a tutti. Brutto a dirsi, molto brutto. Però hai un mondo a rilento da una parte e delle scadenze imminenti dall’altra. Ento il 30 giugno 2022 dovrai avere portato a termine almeno il 60% degli interventi oggetto degli incentivi di sismabonus ed ecobonus. Come mi ha detto un cliente al telefono parlando di intonaci di casa, un giorno di inizio febbraio: “Pensiamo di farli a maggio. Ma sai, maggio è domani, nell’edilizia”.

 

Se poi pensi che tutto questo sismabonus qua ecobonus là ha aggiunto ulteriori pratiche da espletare da parte dei tecnici, i tempi possono solo essersi allungati.

I tecnici e le maestranze

demolizione ricostruzione 110 paglia

Non solo i tempi si sono allungati per i tecnici. Ma i tecnici sono più oberati di lavoro. In altri termini: i tecnici disponibili sono sempre meno.

 

Già trovare un tecnico affidabile è cosa rara. Trovarlo affidabile e disponibile…è ago nel pagliaio!

 

Noi stessi, che non possiamo fare tutto, ci siamo sentiti dire dai nostri usuali collaboratori: Siamo pieni, non possiamo più accogliere altre domande.

 

Del resto, è come se tutte le gastronomie avessero dichiarato un “all you can eat” della durata di soli 3 giorni. In un attimo il distanziamento sociale sarebbe dimenticato.

 

Impresari e artigiani (ma anche i tecnici) hanno in gran parte questa gradevole abitudine: “sì sì, te lo posso fare”. Si prendono il lavoro e poi…tu li aspetti in eterno. Non gliene facciamo una colpa in sé. Siamo anche noi nel settore ed è comprensibile. Se non fai così, è facile trovarsi a piedi a casa a girarsi i pollici mentre le spese fisse ti bussano (mai gentilmente) sulla spalla.

 

Però qua ogni cosa deve incastrarsi perfettamente. Magari avete fatto tutto nei tempi, poi arrivate al momento della costruzione e patatrac…aspettate l’impresa in eterno.

Conclusione

demolizione ricostruzione 110 paglia

Non vogliamo terrorizzare, che ci pensa già tutto l’establishment mainstream a fare questo. Magari ecco, sì, sedare facili entusiasmi, aiutare a radicare i piedi bene per terra, e avviare una preparazione atletica tosta, per una stagione che si appresta ad essere impegnativa.

E questo vale per noi stessi che vi scriviamo, in primis.

 

Quindi, che dire…

Se ci contattate per una demolizione e ricostruzione, siamo ben contenti: il ragazzo della via Gluck non soffre, perché faremo un edificio – migliore perché più sano, più efficiente, più rispettoso dell’ambiente – dove c’era già un edificio (e non erba) sicuramente non all’altezza.

 

Saremo ben contenti di aiutarvi, se sapremo di avere la disponibilità di tempo necessaria. Altrimenti ci rattristerà dovervi negare il nostro aiuto.

 

E chiediamo scusa in anticipo se, per ottimizzare le nostre risorse, potremmo risultare freddi e tranchant, ma veramente non c’è tempo da perdere in chiacchiere o disperdere in modo inefficiente.

 

Un’ultima cosa: partire andando in giro a chiedere preventivi di costi di costruzione è una modalità del tutto fuori luogo e dispersiva, in questa particolare situazione.

Certo, arriverà un momento in cui ci sarà bisogno di questo, ma è ben lungi dal venire, e anche allora la questione sarà da affrontare in modo diverso dal solito. E se non stiamo qua a dettagliare, di nuovo, è perché ne parleremo quando sarà il momento. Non c’è tempo da perdere.

 

 

Diamoci dentro, con concretezza, senza distrazioni. Adelante.

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Superbonus al 110%: come sfruttarlo al meglio

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Uno strumento potente, un'opportunità straordinaria:
da utilizzare con cautela, sapientemente.

Novembre 29, 2020

Superbonus 110

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Tutti ne parlano...ma come?

Ecobonus 2020, Superbonus, 110%, detrazioni, cessione del credito, sconto in fattura, cappotto termico, caldaie, fotovoltaico…Tutti ne parlano: dagli operatori del settore ai potenziali committenti.

 

Dopo aver chiarito di cosa si tratta (vd. il nostro articolo Superbonus 110%: che cos’è?),
occorre chiarire come beneficiare al meglio delle sue possibilità.


Tale è l’obiettivo di questo articolo.

Un approccio da rivedere

superbonus 110

“Salve, vorrei fare un cappotto in paglia alle pareti di casa mia sfruttando l’ecobonus, mi può fare un preventivo?”


Di richieste come queste ne abbiamo ricevute parecchie. Da parte nostra, potremmo “soddisfare l’esigenza del cliente” in un batter d’occhi, rispondendo:
“Tot euro/mq”.


Ma questo è uno di quei casi in cui fornire una risposta diretta ed esaustiva alla domanda del cliente, non è di aiuto ad alcuno. Anzi: è dannoso!
Perché la reale esigenza del cliente non è sapere quanto costa un cappotto in paglia, bensì abitare in una casa efficiente e confortevole, con interventi al miglior rapporto qualità/prezzo.
E come ottenere questo, probabilmente non è competenza del cliente.


Alla base di una richiesta del genere riscontriamo almeno 3 errori di fondo. In ordine di gravità crescente:

  1. 110% = tutto mi sarà fatto gratis
  2. chiamo direttamente le imprese perché queste mi fanno preventivi gratis mentre il tecnico mi fa pagare pure il suo parere, che peraltro non mi serve perché:
  3. IO so già da me che cosa serve per rendere più efficiente la mia casa

Anche se tu non mangi ogni ogni giorno dall’All you can eat né vai dal medico per ordinargli cosa ti deve prescrivere, vediamo assieme alcune insidie sempre presenti nel percorso.

All you can eat VS Lamponi colti lungo il cammino

superbonus 110
Scena da La grande abbuffata

A fronte di case malandate e inefficienti, è arrivata una serie di incentivi culminati con detrazioni al 110%, cedibili ad istituti di credito.

 

Dopo un digiuno di mesi, seduto a non far niente, l’individuo si trova di fronte alla possibilità di un’abbuffata apparentemente gratis.
Saprà nutrirsi con moderazione scegliendo cosa è sano per lui nell’attuale situazione?

 

Con la giusta consapevolezza, l’individuo sempre in cammino coglie i lamponi dal cespuglio lungo il sentiero.

Quando il paziente si fa la diagnosi VS La progettazione bioclimatica

superbonus 110
L'oasi di Huacachina nel deserto peruviano

A volte però si incontrano bacche simili al lampone, che però non sono commestibili.
A volte non è di fruttosio che abbiamo bisogno, nonostante sia di zuccheri che sentiamo la voglia (golosoni!).

 

Tornando all’individuo affamato di fronte al banchetto luculliano, alla domanda “Saprà nutrirsi con moderazione scegliendo cosa è sano per lui nell’attuale situazione?”, aggiungiamo:
“C’è qualcuno che può aiutarlo a capire di cosa e quanto ha veramente bisogno?”
In edilizia (bello sarebbe poter dire “in architettura”), si chiamano “progettista”, “architetto”, “tecnico”…

 

Il primissimo passo da compiere, secondo il nostro parere, è quindi quello di incaricare un valido professionista perché compia un’analisi d’insieme dello stato attuale dell’edificio (l’anamnesi del medico) e avanzi quindi delle ipotesi di interventi. Sarà poi suo compito suddividerli in indispensabili, opzionali, alternativi-complementari, vagliandoli alla luce delle opportunità che i vari bonus (non solo l’ecobonus!) offrono, nonché dei relativi termini e condizioni vincolanti.

 

Parlando in termini di bonus, se nel campo del sisma-bonus il tecnico è un ingegnere strutturista, nel campo dell’efficientamento energetico e dell’eco-bonus, la competenza che il tecnico deve avere va sotto il termine di “bioclimatica”.

 

Progettare secondo la bioclimatica vuol dire usare gli elementi naturali del sito (il sole, il vento, l’acqua, il terreno e la vegetazione) per realizzare edifici termicamente efficienti in grado di soddisfare i requisiti di comfort termico, a prescindere dall’uso di impianti di climatizzazione.
Bioclimatica significa combinazione di:

  • elevato comfort
  • bassi consumi
  • basso impatto ambientale

Ma qual è il medico "giusto"? Quale la cura "giusta"?

Fan coil...ovviamente con il bollino "eco". FAN C...oil!

Se voi ponete in giro la domanda: chi è che si occupa di efficientamento energetico? La comune risposta del regime tecnocratico vi dirà: il “termotecnico”.

 Qual è la differenza tra termotecnico e bioclimatico?

Domanda:Fa caldo! Che facciamo?
Risposta del termotecnico: Stai lì, ti piazzo un ventilatore e un condizionatore in faccia.
Risposta del bioclimatico: Andiamo sotto quel bell’albero frondoso, che c’è pure una dolce brezza da quelle parti.

Domanda: Fa freddo! Che facciamo?
Risposta del termotecnico: Mettiamo un fan coil e programmiamo la temperatura che vogliamo.
Risposta del bioclimatico: Andiamo al sole, tanto per cominciare. Se questo non basterà a scaldarci, vediamo che altro si può fare, con il minimo sforzo (= consumo di risorse, di ogni tipo).

superbonus 110

Quando il tecnico delle luci punta i fari su di sé VS La serra solare

Quando il produttore della materia prima della casa in paglia è il contadino e il Sole è gratis e nessuno (per ora) te lo vende…
quando invece il produttore della materia prima della casa in cemento è la lobby del cemento e i produttori degli impianti di riscaldamento sono multinazionali…

ovvero:

quando chi ha i soldi ha anche il potere e i mezzi di comunicazione sono in mano sua suoi…

Secondo voi di fronte al 110% i media parleranno di paglia e Sole?
Parleranno di rimpiazzare le vostre caldaie con pompe di calore ad alta efficienza, con parole pompose ad alta deficienza.

Per fare un esempio fuori dal mainstream, abbiamo scelto di parlare della serra solare. Che guarda caso si chiama anche “serra bioclimatica”.
Che cos’è? L’ambiente più bello che una casa possa avere. Una casa? La vostra casa!

La serra solare è…questo:

superbonus 110

La serra solare è avere, in una fredda giornata invernale di Sole, 9 gradi fuori e 20 dentro la serra.


La serra solare è godere di tutti i piaceri di mangiare all’aperto anche in una fredda giornata d’inverno.

Un pic nic estivo…fatto comodamente a tavola in inverno. Senza alcun impianto di riscaldamento artificiale.

 

Si da il caso che le serre solari non beneficino dell’Ecobonus. Lo ha chiarito l’ENEA in un recente parere, sulla pagina dedicata alle ristrutturazioni edilizie e ai bonus fiscali per i lavori.
Cavolo, ma allora perché ne parliamo?!
L’installazione della serra bioclimatica, d’altra parte, è un intervento agevolabile con le detrazioni fiscali del 50% previste per le ristrutturazioni edilizie, il cosiddetto Bonus casa (art. 16 bis, lettera h, del DPR 917/86).


La serra solare è dunque esemplare non solo perché quasi nessuno ne parla a dispetto della sua bellezza e utilità. Essa rappresenta anche uno di quegli interventi che bisogna calibrare all’interno dei vari bonus, senza restare esclusivamente accecati dal bagliore del Superbonus al 110%.

Chi vi controlla con l'autovelox va in bicicletta

Cappotto con piante rampicanti al centro ricerche ENEA di Casaccia (RM)

ENEA, l’Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente, ovvero l’ente a cui i vostri tecnici dovranno inviare tutta la documentazione relativa agli interventi fatti beneficiando dei vari bonus,
ecco, sì, questo ente qua, nell’edificio che ospita il suo centro ricerche in provincia di Roma,
ha realizzato un intervento di “cappotto verde” (vd. articolo), per così dire: in pratica ha fatto crescere un rampicante sulle facciate particolarmente esposta al soleggiamento. Non bisogna essere termotecnici per capire il principio alla base di questo intervento.

Secondo voi il “cappotto verde” rientra negli interventi possibili con il Superbonus?
Secondo voi i consorzi agrari e i vivai sono tanto potenti quanto i produttori di “schermature solari elettriche fotosensibili che cambiano inclinazione estensione pendenza al variare della luce del Sole, alimentate da pannelli solari fotovoltaici installati sul tetto”?

Secondo voi “fa notizia” un’edera in facciata? Beh magari questa sì, purché l’archistar di turno la chiami “pianta orizzontale, solo che in verticale”.

Conclusione

Riprendendo l’inizio di questo articolo:
Ecobonus 2020, Superbonus, 110%, detrazioni, cessione del credito, sconto in fattura, cappotto termico, caldaie, fotovoltaico…Tutti ne parlano.

Voi avete sentito parlare di interventi quali “cappotto con piante rampicanti”? Di serre bioclimatiche? E ci avevate mai pensato?


Avete le competenze per fare una corretta valutazione a tutto tondo di cosa necessita il vostro edificio per diventare comfortevole ed efficiente? Pensate che una comune impresa di costruzioni ce l’abbia?
Avete tutti gli strumenti necessari per poter portare avanti la questione in autonomia e beneficiare opportunamente dei bonus? Pensate che una impresa ce l’abbia?

 

Farsi fare un preventivo da una ditta è gratis. La fregatura alla fine la paghi due volte.

 

Aver avuto un banchetto favoloso di fronte e passare la notte a vomitare…ce lo ricorderemo tutta la vita…purtroppo. Un super incubus!

 

Aver avuto un banchetto favoloso, aver saputo spizzicare qua e là, con moderazione, gustando…ce lo ricorderemo tutta la vita, sempre con piacere.
Direte: Tutto era Super Bonus!

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Superbonus al 110%: cos’è e come funziona

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Una grande opportunità per migliorare le prestazioni energetiche e antisismiche del tuo immobile.

Novembre 24, 2020

Superbonus 110

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C'era una volta...

C’era una volta la detrazione in 10 anni al…50% (per esempio). 

 

E così si facevano fare dei lavori per migliorare le prestazione energetiche del proprio immobile, al termine dei quali, ogni anno e per 10 anni, un importo pari al 5% (nel caso della detrazione al 50) delle spese sostenute veniva detratto dalle nostre tasse.

C’era una volta, c’è ancora e dal 2022 (a meno di buone nuove) tornerà ad essere l’unica opzione.

 

Vediamo insieme quali interessanti novità ha introdotto il Decreto Rilancio con il cosiddetto Superbonus.

Le novità introdotte dal SuperBonus

1) Ha incrementato fino al 110% l’aliquota di detrazione, per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, per specifici interventi (su specifiche categorie di edifici) volti a migliorare:

  • l’efficienza energetica (Ecobonus)
  • l’anti-sismicità (Sismabonus)

 

2) Ha concesso la possibilità di optare, oltre che della preesistente fruizione diretta della detrazione, per:

  • un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi (il cosiddetto sconto in fattura);
  • la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante a specifici enti (esempio: banche).

 

3) Ha esteso le suddette possibilità anche agli interventi di:

  • recupero del patrimonio edilizio;
  • recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti (bonus facciate);
  • installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.

 

Va detto altresì che, trattandosi di una normativa particolarmente vantaggiosa, in aggiunta agli adempimenti normalmente previsti per le detrazioni, sono stati (im)posti precisi paletti e procedure da rispettare.

A chi spetta?

Chi può usufruire del Superbonus?

  • Persone fisiche: ne possono beneficiare tutti i proprietari di unità immobiliari, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni. Questi ultimi rientrano tra i beneficiari nella sola ipotesi di partecipazione alle spese per interventi trainanti effettuati dal condominio sulle parti comuni; 
  • Condomini;
  • Cooperative di abitazione a proprietà indivisa
  • Istituti autonomi case popolari (IACP)
  • Organizzazioni di volontariato ed associazioni di promozione sociale;
  • Associazioni e società sportive dilettantistiche, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi.

Per quali interventi?

cappotto in paglia superbonus
Cappotto interno in paglia

Gli interventi oggetto degli incentivi del Superbonus sono stati individuati e suddivisi in due macrocategorie:

  • interventi principali detti “trainanti”;
  • interventi aggiuntivi, subordinati ai primi, detti “trainati”.

Nel caso dell’Ecobonus, relativo all’efficientamento energetico (per la precisione, al miglioramento di almeno due classi energetiche) dell’edificio, interventi trainanti sono quelli di:

  • Isolamento termico dell’involucro edilizio: oltre al cappotto termico di cui tutti parlano (isolamento delle pareti esterne), sono compresi quindi anche gli interventi di isolamento di solai e coperture. La detrazione vale soltanto per interventi su un ambiente riscaldato (non una cantina o un garage, ad esempio);
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale: l’impianto di riscaldamento esistente viene sostituito da un nuovo impianto a condensazione, a pompa di calore, ibrido o geotermico.

Nel caso del Sismabonus, è trainante tutto il pacchetto di interventi mirati a ridurre il rischio sismico dell’edificio di una classe.


Tutti quegli interventi che non fanno parte dei “trainanti” ma che, attuati in concomitanza con questi, danno un contributo nel raggiungimento dell’obiettivo previsto di miglioramento, possono rientrare nel pacchetto degli interventi incentivati con la modalità dei trainanti.

Esempio: provvedendo unicamente alla sostituzione dei serramenti, si ha diritto ad una detrazione fiscale pari al 50%.
Se questo intervento si inserisce all’interno del pacchetto volto al miglioramento di due classi energetiche, allora la detrazione sale al 110% con tutte le modalità annesse e connesse.


Sono interventi trainati nell’Ecobonus:

  • tutti gli interventi di efficientamento energetico;
  • l’installazione di impianti solari fotovoltaici.

I vantaggi in soldoni

superbonus 110 cessione credito

Il beneficiario può scegliere come utilizzare la detrazione spettante secondo il Superbonus:

  • Detrazione del 110%: Un rimborso pari al 110% delle spese sostenute in 5 quote annuali di pari importo che saranno detratte, entro i limiti di capienza, dalle dichiarazioni dei redditi;
  • Sconto in fattura: La detrazione del 110% si può trasformare in un credito di imposta che il committente può cedere a chi ha realizzato il lavoro in cambio dello sconto immediato sul corrispettivo dovuto. L’impresa potrà decidere se usufruire della detrazione in 5 anni o cedere a sua volta il credito.
  • Cessione del credito: Trasformata la detrazione in credito d’imposta questa può essere ceduta ad altri soggetti inclusi gli istituti di credito.

Come si ottiene

Cappotto con piante rampicanti al centro ricerche ENEA di Casaccia (RM)

In aggiunta agli adempimenti previsti per le detrazioni fiscali già in vigore da molti anni ormai, il Decreto Rilancio ha previsto una serie di adempimenti burocratici piuttosto articolati. Semplificando, i documenti necessari per richiedere il Superbonus sono:

  • Attestato di qualificazione energetica (APE) prima dei lavori ed alla loro conclusione;
  • Relazione di conformità prima dell’inizio dei lavori;
  • Asseverazione: va realizzata e firmata da un tecnico regolarmente iscritto all’Ordine o al Collegio professionale di riferimento. Deve contenere nel dettaglio tutte le opere migliorative che si intendono compiere con stima dei relativi costi;
  • Comunicazione dei dati all’ENEA (Ente Nazionale Energia e Ambiente);
  • Visto di conformità (rilasciato da commercialista, ragionieri ecc o dal CAF), necessario nei casi di sconto in fattura o cessione del credito.

Come si può perdere

superbonus sanzioni

Omettere alcuno dei suddetti documenti o presentarli in maniera parziale può pregiudicare la possibilità di ottenere le agevolazioni fiscali previste dal Superbonus.


Nel caso di dichiarazioni mendaci, sono previste delle sanzioni sia nei confronti del contribuente che del fornitore qualora si riconosca un concorso di violazione. È altresì soggetto a sanzione chi ha ceduto il credito di imposta.


Qualora il caso sia oggetto di controlli dell’Agenzia delle Entrate e queste verifichino situazioni non conformi, è prevista la restituzione dell’importo del bonus ottenuto, maggiorato dei relativi interessi e delle sanzioni.

L'iter

Un rudere può essere demolito e ricostruito avvalendosi del Superbonus

Facciamo un rapido excursus su quale sia l’iter per il Superbonus.

 

Poniamo che tu, cliente finale, sia interessato a migliorare le prestazioni energetiche del tuo immobile e voglia sfruttare le possibilità del super ecobonus  per la tua abitazione. Bene.

(Nota: il sismabonus segue lo stesso iter con la differenza che non si parlerà più di miglioramento energetico, bensì di riduzione del rischio sismico).

 

0) Ci sono i presupposti?

 

La prima questione da verificare è SE ci sono le basi per poter fruire dell’ecobonus. E questa verifica può farla solo un tecnico. Ma uno che sa davvero fare la sua professione. Senza un’approfondita indagine preliminare, nessuno potrà a priori dirti con certezza se potrai giovare del superbonus.

 

  • Primo passo: mettersi a posto con la legge

il tecnico incaricato dovrà verificare la conformità urbanistica dell’immobile, ovvero che quanto costruito corrisponda ai progetti depositati in comune e non ci siano abusi edilizi. Se presenti, si dovrà innanzitutto procedere a sanarli (ammesso che sia fattibile).

 

  • Secondo passo: la diagnosi energetica

il tecnico procede quindi ad una “diagnosi dello stato di fatto dalla prospettiva energetica, che come risultato dovrà condurre alla redazione dell’APE (Attestato di Prestazione Energetica) pre-intervento.

 

  • Terzo passo: simulazioni possibili

Sulla base dei dati ottenuti, si passa ad effettuare delle simulazioni di interventi che, calcoli energetici alla mano, garantiscano il miglioramento di almeno 2 classi energetiche.

 

Ecco: solo a compimento di questa fase preliminare, di questi tre passi sopraelencati, saprai se ci sono le condizioni per accedere al superbonus ecobonus.

 

 

Lo studio del pacchetto di interventi

 

Rilevato che sia possibile intervenire sull’edificio in oggetto migliorandone la prestazione energetica di 2 classi, e quindi attingere all’Ecobonus secondo la modalità prevista dal Superbonus,

assodato anche che gli abusi sono ragionevolmente sanabili o inesistenti,

si tratta ora per il tecnico di valutare la strategia attuativa migliore.

 

Può accadere ad esempio che ci siano più combinazioni possibili di interventi trainanti e trainati e si debbano scegliere le priorità; o che si debba decidere fino a che punto spingersi con un intervento piuttosto che un altro. C’è poi da vedere come realizzare gli interventi (cappotto in paglia? Cappotto in polistirolo?), etc. etc.

 

Quasi sempre il processo progettuale non è lineare e unidirezionale. E’ assai probabile ci siano degli andirivieni. Ad esempio ci si può trovare in prima istanza a stabilire una serie di interventi, una modalità di realizzarli, e poi si scopre che per una ragione o un’altra è meglio percorrere altra via. In questa valutazione entrano in gioco le risorse in campo come le imprese esecutrici nonché le esigenze e i gusti del cliente.

 

Il tecnico quindi trasforma la bozza di elenco interventi in un vero e proprio capitolato (eventualmente già in collaborazione con le maestranze previste a realizzare gli interventi in oggetto), distinguendo in questo le opere che sono detraibili (trainanti e trainate) secondo il Superbonus, dalle opere comunque necessarie ma non detraibili in alcun caso.

 

In questo elenco sono presenti anche le quote relative alle prestazioni dei tecnici da coinvolgere (progettista architettonico, progettista strutturale, termotecnico, etc.).

 

Le opere dovranno essere preventivate secondo il prezziario regionale (creato per i lavori pubblici, è diverso per ogni regione) o del genio civile. Si arriva così all’importo totale da portare in detrazione e quello delle opere non detraibili di cui dovrà farsi carico direttamente, completamente, il committente.

 

N.B.: Se da una parte i prezzi sono “blindati” da i sopracitati prezziari, dall’altra ci sono i prezzi reali che tecnici e maestranze potrebbero imporre e che potrebbero risultare superiori a quelli dei prezziari.

L’eventuale quota parte eccedente i limiti dei prezziari, ovvero tutto quello che il tecnico o la meastranza di turno ritengono di chiedere in più rispetto ai massimali di legge, non può andare in detrazione mentre dovrà comunque, ovviamente, essere corrisposto dal cliente, in questo caso di tasca propria. Se ciò accadesse, al momento della fatturazione sarà emessa una fattura con l’importo massimo detraibile e una fattura relativa alla quota “extra”.

 

Come avvalersi degli incentivi

 

In questa fase si dovrà convenire tra le parti come sfruttare il superbonus ecobonus: se con detrazione da parte del committente, cessione del credito etc.

Le parti in causa dovranno quindi verificare la fattibilità di quanto convenuto: se ad esempio si opta per l’intera cessione del credito ad un istituto bancario operata direttamente dal cliente, questi dovrà sottoporre il “plico” ad un commercialista e avuta la sua revisione ed approvazione potrà presentare il tutto alla banca. Se questa accetta (potrebbe anche rifiutare* – vd. più avanti nel paragrafo “I grandi in campo, il loro gioco…e i tecnici”), supponendo che il totale dei costi stimati per gli interventi detraibili sia risultato pari a 100’000 euro, la banca riceverà dallo Stato 110’000 euro, tratterrà 10’000 e restituirà al cliente 100’000 euro.

 

Pratiche edilizie

 

Da qui in avanti, per il cliente, il processo è analogo a quello di un cantiere “qualsiasi”, nel senso che il tecnico provvederà a redigere le necessarie relazioni e pratiche (relazione termotecnica “ex legge 10”, CILA o altro), fare richiesta delle autorizzazioni comunali per l’esecuzione dei lavori, ottenute le quali si potrà procedere con la realizzazione dell’opera.

 

Durante e a fine lavori

 

Durante i lavori il tecnico dovrà produrre all’ENEA, l’ente predisposto a gestire tutte queste pratiche, la documentazione necessaria (fatture etc.), ad ogni step prestabilito secondo i cosiddetti “SAL”, Stati di Avanzamento Lavori, anch’essi previsti dal Superbonus.

 

Il lavoro si concluderà con le asseverazioni del tecnico e l’APE (Attestato di Prestazione Energetica) post-intervento, che appunto certificheranno il raggiungimento degli obiettivi prefissati (avanzamento di due classi energetiche per ecobonus o di una classe sismica per sismabonus).

 

Per accedere alla detrazione dovrà essere inoltrata la comunicazione dei dati all’ENEA, e nel caso di cessione del credito occorrerà produrre il visto di conformità.

I grandi in campo, il loro gioco...e i tecnici

superbonus 110
Zitti quatti e al buio, il gatto e la volpe si dividono il pasto

Il gioco dei grandi gruppi immobiliari e la responsabilità dei tecnici

 

Grandi gruppi immobiliari e affiliati, sono alla ricerca di tecnici che svolgano tutto questo lavoro che è richiesto dalle norme attuative del Superbonus. Tipicamente per interventi di una certa dimensione come condomìni (certo non per la singola casetta).

Tali gruppi si propongono con duplice ruolo di:

  • general contractor, ovvero gestiscono i preventivi, i lavori, etc.
  • istituti di credito, ovvero fanno come da banca

In quanto General Contractor, si prendono un indicativo 25% su tutti i lavori che danno in appalto alle varie imprese costruttrici (il proprio “ricarico d’impresa”).

In quanto “banca”, accaparrandosi 110 e cedendo 100 al cliente, trattengono 10 per sé.

Praticamente su un lavoro di 1 milione di euro prendono 250 mila euro di “gestione” e 100 mila euro come “banca”. Niente male. 

Ovviamente, come quasi tutti i general contractors, cercheranno di lucrare il più possibile sulle imprese, andando a tirare i prezzi o a scegliere imprese a basso costo, con ovvie ricadute sulla qualità dei lavori.

Lavori che però devono essere realizzati interamente a regola d’arte e come tali asseverati da parte del tecnico assoldato dal General Contractor.

Quindi onori e benefici al General Contractor, responsabilità al tecnico.

 

 

 

*Il gioco della banca

 

A differenza del General Contractor/grande gruppo immobiliare/multinazionale, il gioco della banca è il seguente:

  • innanzitutto, offre al cliente un mutuo su tutti gli interventi comunque da realizzare ma non detraibili;
  • sugli interventi detraibili chiede gli interessi passivi, almeno per tutta la durata dei lavori (alla fine…supponendo 100’000 euro di interventi incentivati, si arriva a 5-6mila euro).

Di fatto, il caso è analogo a quello del privato cittadino che va a chiedere un mutuo per la propria casa: l’avallo o meno è sempre sottoposto alla valutazione della banca.

Mettiamo che il privato cittadino in questione abbia già all’attivo finanziamenti e mutui vari, condizioni di conto non rosee, etc. etc….ed ecco che la banca potrebbe anche rifiutarsi di concedere questo “prestito” al cliente.

 

 

 

Il lavoro preliminare del tecnico

 

 

Le prestazioni dei tecnici sono detraibili e quindi, se il loro ammontare rientra nei prezziari ufficiali, non saranno corrisposte al cliente ma appunto andranno in detrazione.

Però questo accade se e solo se tutto il processo effettivamente si compie.

 

Mettiamo che, ad esempio, dopo tutto lo studio di fattibilità, l’analisi degli interventi da attuare, etc…non se ne faccia più niente, vuoi perché il cliente cambia idea, vuoi perché risulta che non ci sono le condizioni richieste dai vari decreti e delibere, etc. etc. Il cliente deve quindi mettere in conto che tutto lo studio preliminare fatto dal tecnico andrà comunque retribuito.

 

Come quando andate da un tecnico a chiedergli di valutare un immobile che volete comprare e lui vi produce un lavoro che pagate, indipendentemente dal fatto che poi lo comprerete davvero o meno quell’immobile.

 

Anche le grandi aziende, come ad esempio le produttrici di caldaie o di pannelli fotovoltaici, prevedono un costo iniziale per il cliente indipendentemente dalla buona riuscita della pratica o meno.

Conclusione

superbonus 110

Il Superbonus, con il suo 110% e la cessione del credito, è una grande opportunità, ma credere che tutto venga fatto gratis è come credere…

 

Ancora più del solito (poiché ha ulteriori incarichi e responsabilità), il ruolo del tecnico che giostra tutto questo processo è fondamentale e delicato. Torniamo a ripetere ancora una volta:

 

“Se credi che un professionista ti costi troppo è perché

non hai idea di quanto alla fine ti costerà un incompetente”.

 

Perché poi, se le cose non sono state fatte e dichiarate come si deve, e arriva il controllo…ti richiedono indietro tutto quanto è stato detratto fino ad allora, non detrai più niente, paghi interessi e sanzioni.

 

Superbonus: una grande opportunità, da sfruttare con intelligenza.

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Case prefabbricate in legno: pro e… qui pro quo!

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Quando si parla di case prefabbricate in legno è davvero tutto oro quello che luccica?

Novembre 5, 2020

casa prefabbricata legno

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Case prefabbricate in legno: una ganzata, con qualche ma...

Premessa: secondo noi le case prefabbricate in legno sono “una ganzata”, come si dice in Toscana.

 

Monito: non è tutto oro quello che luccica.

 

Quindi: in questo articolo passiamo in rassegna opinioni comuni sulle case prefabbricate in legno, sfatando alcuni diffusi falsi miti e avvalorandone altri.

 

Come sempre: le parole, prima di tutto.

 

In un altro articolo, “Case in legno, case in paglia, case prefabbricate. Cosa scegliere?” abbiamo fatto chiarezza innanzitutto su cosa si intende per case in paglia, case in legno, case prefabbricata in legno e infine case prefabbricata in legno e paglia (una soluzione, quest’ultima, che rientra tra le offerte di Casagiusta).

 

Se avete dubbi su questi termini, vi rimandiamo alla lettura del suddetto articolo.

Costruita in 5 giorni!

casa tempi certi

Così si vanta ai potenziali clienti il fornitore di case prefabbricate in legno.

 

Fa eco il cliente, agli amici in visita in cantiere: “Me l’hanno costruita in 5 giorni!

 

Un mantra pubblicitario che si ripete, si diffonde. Per spiegarvi che più che un mantra è una man-trappola, ho bisogno di condurvi in uno scenario completamente diverso.

 

Se mi seguite, capirete.

 

Avete voglia di una pizza, andate in pizzeria, vi sedete, il cameriere prende l’ordine.

Dopo quanto tempo vi sarà servita la pizza? Almeno (!) quello di preparazione e cottura.

Però: è probabile che non siate gli unici né i primi ad aver ordinato, quindi il pizzaiolo deve soddisfare prima gli ordini altrui, e la capienza del forno è quella, non si scappa.

 

Quindi aspettate… aspettate… poi finalmente arriva la vostra pizza. Mangiate, vi alzate, andate a pagare. Facciamo che dal momento dell’ordine al primo boccone son passati 20 minuti. Voi pensate: “Cavolo, quel pizzaiolo ha impiegato 20 minuti per farmi una pizza?

No (se siete ragionevoli).

 

Prendiamo un altro caso.

 

La successiva volta che vi viene voglia di pizza, decidete di restare con il sedere sul divano e farvela portare a casa:

Salve, vorrei ordinare una pizza… per le 20 ok?

Ok, però non possiamo portarvela prima delle 20.30”.

Se dal momento in cui è arrivato il corriere con la pizza sotto casa vostra, al momento in cui vi sedete con questa sulle cosce davanti alla tv, sono passati 90 secondi, direste:

“Mi hanno fatto la pizza in 90 secondi!”

 

Avete mai letto la pubblicità di una pizzeria con consegna a domicilio sostenere: “La tua pizza a casa in 90 secondi!” ?

 

Sia che elementi della casa si preparino da qualche parte nel mondo e poi arrivino in cantiere “prefabbricati”, sia che questi vengano costruiti direttamente dall’inizio in cantiere:

  • Qualcuno li deve fare
  • Per farli impiegherà del tempo
  • Qualcun altro li deve pagare e deve pagare tutti i costi annessi

Ma in capannone ci impiegano meno tempo!

…penserà qualcuno.

 

Probabile, risponderei io.

 

Ma quello che vi interessa non è stare con il cronometro in mano e dire VIA a quelli in capannone e a quelli in cantiere e vedere chi finisce prima.

 

Ricordate l’esempio della pizza?

 

Se è il tempo che vi preoccupa, perché magari dovete pagare un affitto finché la vostra casa di paglia non è terminata, quello che dovete confrontare è, semplicemente:

 

Dal momento in cui comincia il processo con la ditta che propone la casa prefabbricata in legno al momento in cui potrò entrarvi, quanto tempo passerà?

 

Stessa cosa per la ditta che ve la propone in opera.

 

E se da una parte è abbastanza intuibile che a montare pareti in capannone si impiega meno tempo che a montarle in cantiere, non è così automatico che entrerete prima nella casa prefabbricata che nella casa costruita in opera.

 

Perché il tempo non è solo quello di cottura della pizza.

Oppure c'è la pizza margherita surgelata...

E’ pronta prima di tutte e costa meno di tutte…è la casa da catalogo, modello base.

 

Qui si accendono dibattiti di “filosofia dell’architettura”: qualcuno (soprattutto gli architetti) inorridisce all’idea di case “copia-incolla”, calate in contesti differenti senza minimamente curarsi di questi; qualcuno (soprattutto i produttori) loda l’approdo a un simile traguardo di moderna efficienza.

 

Noi ora non ci addentriamo in questo dibattito. Siamo qui soltanto per informarvi, qualora non lo sapeste: nel settore delle case prefabbricate in legno, esistono le cosiddette “case da catalogo”. Si sfoglia un catalogo come di automobili: si sceglie il modello e si scelgono gli optionals da aggiungere.

 

Noi di casagiusta non abbiamo catalogo. Giusto per informazione. Abbiamo esempi di edifici pensati per quel contesto, con quei dati obiettivi, etc.

Le case prefabbricate in legno sono sostenibili, ecologiche, bla bla bla...

casa legno prefabbricata

In legno = ecologica.

 

Questa la diffusa equazione.

 

Noi che sostanzialmente proponiamo case in legno (con isolamento in paglia), e che siamo sinceramente e profondamente attenti all’ecologia, diciamo, anzi gridiamo: NON È VERO.

 

Torta vegana = torta salutare.

 

Poi è piena di margarina, fatta con oli di palma e palmisti (coltivati come?), piena di grassi idrogenati trans.

 

Senza zuccheri aggiunti”… e poi leggi che ci sono gli edulcoranti.

 

Gli esempi sono infiniti.

 

Una rondine non fa primavera. Un ingrediente non fa il tutto. In compenso una mela marcia fa marcire tutta la cesta di frutta. E qui casca l’asino.

 

Diamo per buono che il materiale utilizzato per la costruzione di case prefabbricate in legno sia certificato PEFC o FSC (i due enti certificatori più diffusi per quanto riguarda la certificazione del legno).

 

E quindi diciamo che più o meno con questo siamo a posto con la nostra coscienza. Meriterebbe un approfondimento anche questo argomento, ma andiamo troppo fuori dal seminato.

 

Passiamo pure il fatto che non consideriamo i trasporti, ovvero da dove viene il legno, dove viene tagliato, segato e via dicendo. Insomma assumiamo che il legno che stiamo per utilizzare  per la nostra casa prefabbricata sia “ecologicamente sostenibile” o comunque ci accontentiamo.

 

E tutto il resto?

 

Le fondazioni della vostra casa prefabbricata in legno come saranno?

Una “bella” platea di cemento? Uhm. 

 

Però, poiché delle fondazioni i produttori di case prefabbricate in legno non si curano direttamente se non del fatto che reggano e che siano ben livellate, questo li esime dall’essere responsabili della eventuale, probabile, anti-ecologicità delle fondazioni.

 

Andiamo allora a vedere ciò di cui sono responsabili:

Quali isolanti sono utilizzati per le pareti, il solaio contro terra, il tetto?

Quali intonaci, e a base di cosa?

Quali pitture finali?

Quali materiali per tutto ciò che intercorre dalla struttura alla casa finita così come ci viene offerta dai produttori?

 

 

Il gelato gusto vaniglia con le bacche bio del Madagascar trasportate con un cesto di vimini da un aliante di bambù…e poi il 90% del gelato è fatto con latte di vacche che non vedono mai la luce del sole e assumono costantemente medicine diluite nei pasti per “correggere” un’esistenza proibitiva. Però le bacche sono bio!

 

Spero di aver reso l’idea.

Le case prefabbricate in legno e paglia

Per quanto ne sappiamo noi – e tale premessa è d’obbligo perché non siamo al corrente di tutto ciò che accade anche nel nostro settore, tra i nostri “concorrenti” – tra le più note ditte che propongono case prefabbricate in legno non esistono opzioni con isolamento in paglia.

 

D’altra parte, tra chi propone case prefabbricate in legno e paglia, nessuno raggiunge il livello di pre-fabbricazione che hanno le suddette note ditte di case prefabbricate in legno.

 

Quello che intendiamo dire è che chi offre case prefabbricate in legno e paglia in realtà di prefabbricato offre pannelli in legno e paglia, una volta eretti ed assemblati i quali in cantiere, tutto il resto prosegue in opera, cioè viene realizzato in cantiere e non prefabbricato.

 

Con ciò non intendiamo affatto sminuire: semplicemente ci piace essere chiari.

 

Peraltro, noi stessi di Casagiusta siamo tra le realtà che propongono pannelli prefabbricati in legno e paglia. Però, torniamo a ripetere, non è una proposta che facciamo sempre e comunque.

 

Dipende dalle circostanze al contorno.

Case prefabbricate in legno e paglia: una scelta vantaggiosa, quando?

casa prefabbricata legno

Suddividiamo la costruzione di una casa in 4 fasi:

  • Scavi e movimentazioni terra vari, fondazioni.
  • “Involucro edilizio” (il fabbricato in elevazione) fino alla impermeabilizzazione del tetto.
  • “Non ci piove dentro” (se, ad esempio, si è utilizzato un sistema costruttivo che prevede uno scheletro da tamponare, allora per raggiungere questo traguardo si considerano i tamponamenti, gli intonaci esterni o altri rivestimenti previsti per lo strato esterno).
  • “Si lavora dentro” (data una veste all’edificio in esterno, si comincia a dargli sostanza in interno: pareti divisorie, impianti, sottofondi – ciò che sta prima del pavimento finito, intonaci interni, etc).

In tutti quei casi nei quali il diktat è: bisogna raggiungere il prima possibile la fase in cui l’esterno è pressoché completato e si lavora quindi all’interno.

 

Ecco che prevedere un sistema con prefabbricazione delle pareti (quantomeno allo stato grezzo, come ad esempio i pannelli in legno e paglia) e del tetto può risultare conveniente.

 

È ad esempio il caso di un cantiere sito in un luogo in cui le condizioni meteo sono particolarmente avverse tutto l’anno o almeno nel periodo in cui si prevede la costruzione.

 

Se il diktat di finire il prima possibile è esteso a tutte le fasi, allora si prevederà alla prefabbricazione massima per ogni fase di lavorazione. Può essere il caso di un edificio per un’attività che deve partire a breve.

 

Può anche essere il caso di un cliente che si trova a vivere in condizioni disagiate e prima si insedia nella casa nuova e meglio è per lui/lei.

 

Si può anche arrivare a dover avere una casa completamente prefabbricata perché quella è l’unica soluzione ragionevole. Pensiamo ad una baita in montagna da collocarsi in un’area raggiungibile solo con un sentiero, a piedi. In casi come questi il primo pensiero è l’elicottero.

 

 

“Tempi e costi certi”

 

Questa è un altro slogan spesso usato da chi propone case prefabbricate. Uno slogan vincente… per demerito altrui.

 

Lo slogan infatti ha molta presa poiché è risaputo che nell’edilizia convenzionale i tempi e i costi previsti sono troppo spesso disattesi, a volte non di poco.

 

Quasi sicuramente, per tutto quello che è la parte prefabbricata, i costi finali saranno quelli preannunciati. Se poi la ditta fornitrice degli elementi prefabbricati si occupa anche delle lavorazioni in opera, allora si può presumere ragionevolmente che pure per questo i tempi e i costi saranno in ultima analisi poco discoste.

 

Se invece la ditta fornitrice degli elementi prefabbricati non si occupa direttamente delle altre fasi di lavorazioni al di là della parte prefabbricata, allora l’incertezza resta. Tenendo conto che:

buona parte dei ritardi e dei casini in cantiere avviene durante la fase che abbiamo chiamato “si lavora dentro”, fase che spesso non riguarda la prefabbricazione, allora è chiaro che i “tempi e costi certi”…certi non son più, alla fine.

 

C’è poi da considerare che non tutti i progetti e i cantieri sono “facili”.

 

Se si parla di una casa che sarà indipendente e sorgerà su un terreno in piano, in una zona di facile accesso per mezzi pesanti… è un cantiere facile.

 

Ma se già si parla di un edificio che sarà “attaccato” ad uno preesistente, o di altre situazioni in cui si esce dall’ideale, allora la casa da catalogo, i tempi e costi certi, il tutto incluso… attenzione. Attenzione.

 

Nella variegata casistica del mondo delle costruzioni, merita citare anche l’occasione in cui se anche lo si volesse, realizzare una casa prefabbricata non è possibile. Ad esempio, laddove solo elementi di piccola dimensione e relativamente leggeri sono trasportabili in cantiere (per questioni di viabilità, accessibilità, etc).

Conclusioni

La prefabbricazione di elementi di un edificio è un ragguardevole traguardo dell’edilizia.

 

L’odierna edilizia ha raggiunto livelli sbalorditivi di prefabbricazione ed efficienza.

 

Le case prefabbricate in legno sono una gran cosa.

Le case prefabbricate in legno NON sono tutte sostenibili a priori.

 

Esistono più realtà, in Italia, che propongono elementi prefabbricati in legno e paglia.

 

Attenzione a quanta parte è effettivamente prefabbricata e a cosa e quanto invece è previsto da realizzare in opera, in cantiere.

Attenzione a quanta parte non prefabbricata è altresì ignorata dalla ditta che propone gli elementi o “la casa” prefabbricata.

 

Ecco che allora la certezza di tempi e costi, ammesso che vi sia per la parte prefabbricata, decade. Ecco anche che è necessario un buon project manager a coordinare la parte prefabbricata con le parti da realizzare in cantiere non ad opera della ditta prefabbricatrice.

 

Attenzione a quando il cantiere di casa nostra non è nelle condizioni ideali (facile da raggiungere con ogni mezzo pesante, terreno pianeggiante, fabbricato libero su tutti i lati). Attenzione perché il prezzo e i tempi non saranno certo più quelli promessi “a catalogo”.

 

La scelta delle case prefabbricate in legno dovrebbe essere un approdo raggiunto con uno scambio tra cliente e progettista, “perché si è ragionato e infine convenuto che è la scelta migliore per questo progetto”, e non un punto di partenza del solo cliente “perché mi piace”.

 

Un punto ragionato, non un punto preso.

 

Un punto ragionato con chi è del mestiere e non ha interesse di parte, non un punto preso del cliente e ciecamente mantenuto a prescindere da qualsiasi confronto.

 

Noi di Casagiusta “le abbiamo provate tutte”.

 

Come montatori, abbiamo lavorato in Austria per una ditta austriaca che, una volta pronte le fondazioni, offre tutto, ma veramente tutto della casa: le pareti arrivano intere (un’intera parete per ogni lato della casa, per ogni piano), con tanto di intonaco esterno e serramenti già montati.

 

Abbiamo montato pannelli prefabbricati in legno e paglia in Inghilterra; pannelli prodotti da una notissima azienda fornitrice in tutta Europa.

 

Abbiamo contribuito, come consulenti, alla realizzazione della prima casa in Italia con pannelli prefabbricati in legno e paglia.

 

Qual è la soluzione migliore? Quella ragionata meglio.

 

Se vuoi vedere un esempio di casa “ragionata”, guarda il nostro video che racconta l’esperienza, dall’idea alla realizzazione, di una delle nostre case.

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Quanto costa una casa in paglia (e legno)?

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La nostra risposta - dritta al punto - ad una delle domanda a cui rispondiamo più spesso: il costo di una casa in paglia e legno, qual è?

Ottobre 27, 2020

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Risposta breve: il costo di una casa in paglia è...

Il costo di mercato, in Italia, per la costruzione di una casa in classe energetica A4 (la più alta), è di 1200-1500 euro/mq commerciale + IVA.

 

Questo indipendentemente da materiali e tecniche utilizzate: legno e paglia, cemento e polistirene, prefabbricato…

 

Infatti, il costo di una casa in paglia  in classe A4, una Casa Giusta, è di 1200-1500 euro/mq commerciale + IVA.

 

A tale costo sono da aggiungere, in modo imprescindibile:

  • il costo dei tecnici (indicativamente 2-300 euro/mq commerciale + IVA);
  • gli oneri di urbanizzazione e i costi di allaccio utenze (estremamente variabili, molto difficile generalizzare).

Già fatto?! È pic!” diceva una pubblicità.

 

Pensavi che ti dicessimo “eh dipende, …la la la lì lì lì giù giù giù su su su“?!

 

E invece no. Hai visto?

 

Ora hai i numeri che cercavi e puoi anche non leggere il resto dell’articolo.

Beh…forse la questione merita un approfondimento, non trovi?

 

Infatti questo articolo è piuttosto lungo, lo sappiamo. Però non ci sembrava il caso di sorvolare tanto su questo tema e siamo certi che ti troveremo d’accordo.

 

Diversi materiali e tecniche, stessi costi di costruzione

Sì, il costo di costruzione di una casa è pressoché indipendente dal materiale e dalle tecniche di costruzione utilizzate.

 

In parole più semplici, due case identiche di cui una realizzata in legno e paglia e la sua gemella in mattoni e polistirolo, possono avere lo stesso costo di costruzione.

 

Questo avviene per due ragioni:

  • I costi di “fornitura e posa in opera”, ovvero di materiale e manodopera per le fasi in oggetto (struttura dell’involucro: legno o cemento armato) e tamponamento-isolamento (paglia o mattoni-polistirene) sono solo una parte di tutta un’altra serie di costi, quindi hanno una incidenza relativa sul costo complessivo dell’operazione;
  • In ogni caso, la somma dei costi di costruzione di struttura + tamponamento + isolamento + intonaci è molto simile tra legno + paglia + calce e argilla e c.a. + mattoni + polistirolo + intonaci convenzionali.

Anche le tecniche costruttive non influenzano granché il risultato finale. Una casa prefabbricata non ha costi finali tanti discosti da quelli di una casa costruita in opera, per il solo fatto che è stata prefabbricata.

 

Vedetela così: la coperta è sempre quella.

In un caso è spostata più verso la testa, in un altro più verso i piedi.

 

Ovvero: magari nella casa in paglia costa meno erigere la struttura e tamponare con le ballette, ma costano di più gli intonaci. In una casa prefabbricata ci sono minori costi di cantiere, perché i tempi sono ridotti e gru e ponteggio servono per settimane anziché mesi…però alla fine della fiera, il costo finale è simile.

L’importante è che la coperta sia giusta 😉

 

Eppure, il costo di una casa in paglia è minore

Ma come?! Non abbiamo appena detto e ribadito che i costi di costruzione sono gli stessi indipendentemente da materiali e tecniche costruttive?

 

Sì, è vero, e ribadiamo anche che pure i costi dei tecnici e i costi di pratiche amministrative sono gli stessi.

 

E anche i costi di gestione (consumi, ad esempio) e di manutenzione (posto che stiamo confrontando due case identiche di identiche prestazioni e fatte entrambe a regola d’arte, insomma come si deve), sono gli stessi.

 

Quindi perché il costo di una casa in paglia è minore?

Ovvero: quando la coperta è comunque quella giusta.

I nas-costi

I “nas-costi” sono i costi nascosti per i quali sarebbe veramente da chiamare il Nucleo Anti Sofisticazione. Sono nascosti eppure VITALI.

 

Provo a farti un esempio di cui tutti sappiamo o ricordiamo qualcosa.

 

Quanto è costato quello che l’Unione Sovietica ha risparmiato in costi di gestione e manutenzione nella centrale nucleare a Chernobyl? A chi è costato? E per quanto tempo?

 

Torniamo a noi, anzi a casa nostra, anche se non sono andato lontano.

 

Tutti quanti nel mio paese/nazione si fanno la casa in cemento e polistirolo, perché “costa meno”, dicono loro. O forse sarebbe più corretto dire che “ha un prezzo monetario, a breve termine, inferiore”.

 

Io sono la mosca bianca che se la fa in paglia.

 

Con la scelta di cemento e polistirolo e quindi la richiesta di produzione di tali materiali, ogni casa ha contribuito ad emettere TOT kg di CO2 nell’aria. Con la scelta della paglia, ogni casa ne avrebbe assorbiti (non prodotti, assorbiti!) tot. Ma la casa in paglia me la son fatta solo io.

 

In compenso, l’aria inquinata dagli altri, la respiriamo tutti, l’acqua inquinata la beviamo o ci nuotiamo tutti, tanto me quanto quelli che si son fatti la casa in cemento e polistirolo.

Già qua, se io avessi un po’ di coscienza…

 

Ma quando quello che si è fatto la casa in cemento e polistirolo comincia ad avere, che so, dei problemi alle vie respiratorie, oppure uno di quegli effetti che danno le radiazioni…perché il cementificio è lì a due passi da casa sua… cosa stavamo dicendo?

 

Ah sì, quanto si risparmia a farsi la casa in cemento e polistirolo, ecco, giusto.

 

Non tutti i metri quadri sono uguali

costi casa paglia

Occorre capire perché si parla di euro/mq “commerciale”. Cosa significa?

 

Saperlo è piuttosto importante, se pensiamo che tale valore è utilizzato dall’Agenzia delle Entrate nei documenti ufficiali alla voce “superficie catastale” e dovrebbe essere anche quello utilizzato dalle agenzie nei propri annunci di compravendita.

 

I mq commerciali sono il risultato della somma delle superfici lorde (ovvero comprendendo lo spessore dei muri tutti – sia esterni sia interni) di tutti gli spazi (anche giardini etc) che compongono la proprietà, laddove però le superfici non sono sempre calcolate al 100%, ma subiscono una riduzione percentuale in funzione della destinazione d’uso del vano in questione (o delle caratteristiche del terreno annesso al fabbricato).

 

È più facile di quel che può sembrare. Vediamo.

 

A comporre le unità immobiliari sono diversi ambienti, tra cui:

  • vani principali (cucine, soggiorni, camere, saloni);
  • vani accessori collegati in modo diretto (corridoi, ingressi, bagni, ripostigli, soffitte);
  • pertinenze d’uso esclusivo di servizio collegate in modo indiretto (soffitte, cantine, box, posti auto scoperti e coperti);
  • pertinenze ad ornamento (terrazze, balconi e giardini).

Prendiamo alcuni valori e facciamo un esempio: la superficie dei vani principali è considerata al 100%, le zone di servizio non comunicanti, come le cantine, sono calcolate applicando una percentuale del 50%. Così, un appartamento di 100 mq di vani principali e una cantina di 10 mq, non ha una superficie commerciale pari a 110 mq, bensì 105.

 

Nota bene: facciamo un altro esempio, un po’ forzato, ma si fa per dare un’idea: prendiamo una casa che ha 150 mq tra cantina e garage fuori terra e 50 mq di vani principali (bagno cucina sala camera).

 

Ecco, anche questa casa ha una superficie commerciale di 105 mq come la precedente.

 

È importante segnalare che non c’è un vero e proprio formulario standard univocamente e universalmente utilizzato; il calcolo della superficie commerciale può essere determinato con metodi diversi e dare quindi risultati differenti a seconda di chi e come viene effettuato. Nella prassi si fa spesso riferimento a quanto indicato nel D.P.R. n.138/98.

 

Rimandiamo alle pagine 33 e seguenti del documento scaricabile dal sito dell’agenzia delle entrate.

 

Segue una tabella indicativa per i principali tipi di vani:

TIPO DI VANOPERCENTUALE
Vani principali (soggiorno, cucina, camere da letto,...) 100%
Accessori diretti (bagni, ripostigli, disimpegni) 100%
Accessori indiretti (locali tecnici, cantine, soffitte, autorimessa) 50%
Balconi, terrazzi, porticati 30%

Quanto costa una casa in paglia? Dipende.

Effettivamente gli aspetti da considerare, le variabili in gioco, le combinazioni possibili…son veramente infinite, quindi chi ti risponde “Dipende” alla domanda “Quanto costa una casa in paglia?”, non sbaglia affatto.

 

Però un intervallo verosimile, una forbice di costo di una casa in paglia, secondo noi si può e si deve dare, soprattutto per chi ha bisogno di farsi due conti prima di comprare un terreno, per esempio.

 

È doveroso altresì aggiungere una serie di specifiche e considerazioni. Vediamo quindi di fare chiarezza.

 

Di che casa in paglia stiamo parlando?

Di norma il prezzo di costruzione, oltre che dalla superficie, è influenzato dalla qualità, dal contesto in cui ci si trova a costruire, dalle finiture, dagli impianti installati, etc. Quindi è importante chiarire questi aspetti.

 

Ti possiamo dire che 1300€/mq comm. può essere un costo di una casa in paglia ragionevole per realizzare un’abitazione di medie dimensioni, in un terreno pianeggiante e facilmente raggiungibile dagli autoveicoli, con finiture medie.

 

Parliamo di un edificio su due piani, di circa 100 mq di superficie calpestabile per piano, composto da soggiorno, cucina, 3 camere da letto, bagno, lavanderia, cantina, una serra solare e un porticato per il ricovero dell’automobile.

 

Impianto di riscaldamento a radiatori, alimentato da caldaia a gas metano che produce anche l’acqua calda sanitaria; impianto solare termico e fotovoltaico (con capacità minima di legge). Impianto elettrico di tipo tradizionale (non domotico).

 

Un prestante involucro edilizio con struttura portante in legno e tamponamenti in paglia, solaio interpiano in legno, fondazioni in gabbioni metallici e pietrame.

 

Materiali e finiture (serramenti in legno, piastrelle ceramiche, parquet in legno) ecologiche di medie prestazioni e qualità.

 

Cosa è incluso nel costo di una casa in paglia e cos'altro c'è da pagare?

costa casa in paglia

L’intervallo di costo di una casa in paglia che abbiamo fornito si riferisce a tutto ciò che concerne la costruzione vera e propria: gli scavi, le fondazioni, l’involucro edilizio vero e proprio, fino alle finiture incluse (intonaci, pavimenti). Insomma dal terreno vergine alla casa in paglia pronta per essere arredata.

 

Tale prezzo di costruzione della tua casa giusta in legno e paglia, però, non è l’unico da sostenere.

 

Ci sono altre due macrovoci nella lista:

  1. Gli oneri di urbanizzazione (ivi incluse le pratiche burocratiche, amministrative, etc.) e gli allacci delle utenze (corrente elettrica, gas, fognatura, acquedotto, telefono);
  2. I tecnici.

Per quanto riguarda il primo gruppo, come abbiamo anticipato, gli importi hanno una forbice così ampia che fornire una media sarebbe fuorviante e poco attendibile.

 

È bene chiarire che queste voci sono tutte identiche indipendentemente che la casa sia in legno e paglia, in cemento e mattoni, in acciaio e vetro…non fa differenza. E anche l’ammontare di costo di queste voci non cambia a seconda dei materiali con cui la casa è fatta.

 

Lo specifichiamo perché spesso ci sentiamo chiedere: Ma la casa in paglia ha bisogno degli stessi permessi, deve pagare le stesse… sì, sì e ancora sì.

 

C’è poi un’altra questione da tenere in considerazione, che non è marginale: l’IVA!

 

Il costo di una casa in paglia di cui abbiamo parlato finora, come pure per quello dei tecnici, di cui parliamo appena sotto, sono IVA esclusa. Questa può variare dal 4 al 22 passando per il 10%, a seconda della situazione di intervento (prima casa, ristrutturazione, etc).

 

Un privato, che non può dedurre l’IVA, deve tenere bene a mente questa percentuale, perché è il prezzo lordo quello che andrà a pagare alla fine.

 

Quanto incidono i tecnici sul costo di una casa in paglia?

costo casa in paglia

Innanzitutto va osservato che non parliamo di “costi di progettazione” della casa in paglia, bensì di “costo dei tecnici”. Perché i tecnici svolgono altri ruoli oltre alla progettazione, quali la Direzione dei Lavori, il coordinamento della sicurezza, le varie pratiche burocratiche, etc.

 

Ottenere un valore unitario di costo di tecnici è un po’ una forzatura, perché che si progetti una casa da 100 o 130 mq, può fare poca differenza al progettista e quindi il suo erario potrebbe essere lo stesso, mentre se si divide tale importo per 100 o 130 mq, il valore unitario ovviamente cambia.

 

Però, ripetiamo, una bussola per orientarsi sul costo di una casa in paglia, lo si può dare.

 

Anche qua, è bene chiarire che gli stessi tecnici che per legge sono da coinvolgere per la realizzazione di una casa in cemento e mattoni, sono da coinvolgere anche per una casa in legno e paglia. E il loro costo non dipende dal tipo di materiale utilizzato per la realizzazione.

 

Ma chi sono questi tecnici? Chi li ha chiamati? Chi li vuole?!

 

Per un approfondimento sul tema, rimandiamo all’articolo LE FIGURE DA COINVOLGERE PER UNA CASA. Ci limitiamo qui ad elencare le principali:

 

Il progettista architettonico, lo strutturista, il geologo, il termotecnico, il direttore dei lavori, il coordinatore della sicurezza.

 

I compiti da svolgere sono molteplici e, in definitiva, l’importo totale, somma del costo di tutti questi professionisti diviso per l’ormai noto “metro quadro commerciale”, restituisce una cifra che si aggira attorno ai 2-300 euro/mq commerciale.

 

I costi di gestione e manutenzione

Abbiamo già accennato che ci sono altri costi da contemplare in una casa in legno e paglia o mattoni e polistirolo che sia. I costi di gestione e manutenzione.

 

Per costi di gestione intendiamo i costi di consumo. Fin qui abbiamo preso in esame case in classe energetica A4, la più alta, perché tale è la prestazione degli edifici di Casa Giusta.

 

E quindi anche il confronto teorico lo abbiamo fatto con case in cemento, mattoni, polistirolo, purchè di pari prestazioni energetiche ovvero anch’esse in classe A4.

 

Però non date per scontato che tutte lo siano, per quanto di nuova costruzione!

 

I costi di manutenzione… dipendono da quali fattori ambientali agiscono sul fabbricato (la casa è in un’area estremamente e per lunghi periodi umida, ad esempio)  da come è stata progettata e costruita in funzione di questi. Di questi costi parleremo a breve in un altro articolo.

 

Conclusioni

In definitiva, quanto dovremmo preventivare?

 

A un amico, che so essere in procinto di comprare un terreno per farsi casa, io dico:

In prima istanza, per far cifra tonda, tu considera che ti costerà 2000 euro lordi/mq commerciale. Quanti soldi hai a disposizione? 200’000 euro? Ecco, allora comincia a pensare che ti puoi permettere una casa (in paglia) di 100 mq commerciali.

 

È una cifra abbastanza cautelativa da consentirti sonni tranquilli durante tutto il lungo e già di per sé faticoso processo di progettazione e realizzazione. Insomma, così sai “che ci starai dentro” e quindi potrai star tranquillo.

 

Diversamente, ti apri ad un futuro (chissà quanto lungo) di incertezze e ansie. E se anche andrà bene alla fine, non ti sarai goduto il periodo di costruzione.

 

E qui il discorso potrebbe dirsi compiuto il discorso. Ma…c’è un ma. Che si riassume in una parola: SUPERBONUS.

 

Infatti, si può ben dire che, grazie ai copiosi incentivi statali quali Ecobonus e Sismabonus, l’effettiva spesa finale del cliente per la realizzazione o il miglioramento di una casa giusta con legno e paglia, potrebbero essere ben inferiori ai prezzi fin qui esposti.

 

In altri termini, a parità di budget di spesa, ci si potrebbe permettere di avere ben più mq, se proprio ci sono indispensabili. Per saperne di più, stiamo preparando alcuni articoli inerenti il Superbonus.

 

 

Inoltre, se vuoi scoprire di più delle fasi di progettazione e anche di costruzione di una casa in paglia, guarda il nostro video, che racconta il processo di realizzazione di una delle nostre case.

 

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Costruire una casa in paglia: una guida completa per chi vuole iniziare

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I passaggi da conoscere per costruire una casa in paglia, dal terreno edificabile alla posa della prima balla.

Settembre 15, 2020

Per costruire una casa in paglia partiamo dalle basi!

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Stesso obiettivo, metodi differenti

Partiamo dal principio: per noi è importante che i clienti siano sempre debitamente informati.

In questo articolo vogliamo raccontarvi il processo di progettazione e le tappe burocratiche che dal terreno vi portano a costruire una casa in paglia.

 

Questo sia in generale, ovvero indipendentemente da chi progetterà e realizzerà la vostra casa – che ci auguriamo in ogni caso sarà in legno e paglia! – e a maggior ragione se sceglierete noi come compagni di questo viaggio.

 

Come sempre, per un confronto concreto di quanto qui vi diciamo, vi consigliamo di interpellare non solo altri tecnici e imprese, ma anche committenti che “ci sono già passati”.

Fase 0 - Stato attuale e studio di fattibilità

casa paglia

Se hai già un terreno, il primo passo da compiere per costruire una casa in paglia, consiste in due “scatti fotografici”:

  • Dello stato attuale, nella realtà materiale: in che stato si trovano il terreno ed eventuali fabbricati che vi insistono, quali allacci, etc.
  • Dello stato attuale, secondo le carte ufficiali: cosa è denunciato al catasto, in comune etc.

Passi successivi (o anche in parallelo) ai suddetti, sono quelli di trovar risposta ai seguenti quesiti:

  • Cosa mi consente di fare, la legge, su questa proprietà
  • Cosa mi consente di fare, “fisicamente” (cioè da un punto di vista geo-tecnico), il terreno?

Per quest’ultimo aspetto sarà necessaria, intanto, un’indagine preliminare, tipicamente effettuata da un geologo. Da tenere presente che, un domani, nella richiesta di ottenimento del permesso di costruire una casa in paglia sarà necessario inserire una vera e propria relazione geologico-geotecnica.

 

Al di là di questo aspetto, tutti i precedenti finora elencati sono di possibile competenza di un geometra, un ingegnere, o un architetto.

 

A seconda di dove sia situata la proprietà in oggetto, tutti o parte dei compiti potrà essere svolto da un tecnico del nostro team. Se hai ottenuto il terreno mediante un acquisto, dovresti aver provveduto a raccogliere tutte queste informazioni prima dello stesso atto.

Fase 1 - Dall'idea al permesso di costruire una casa in paglia

casa in paglia

A questo punto comincia la fase cosiddetta di Progettazione preliminare.

Se avrai già coinvolto CasaGiusta per la costruzione della tua casa in paglia, avrai già attribuito nomina per due ruoli chiave:

  • Il PROJECT MANAGER (la traduzione in italiano che ci viene più facile è quella di “coordinatore di progetto”): chi coordinerà il progetto e tutte le figure in esso coinvolte. È probabile – ma non automatico – che questo coincida con il progettista architettonico (così come nel cinema, per esempio, non necessariamente il regista ha la telecamera in mano).

    Questo ruolo e la sua funzione è il più importante e assieme il più sottovalutato nel processo (non solo in Italia, se può consolare).

    Dal non aver chiaro e chiarito questo, proviene la stragrande maggioranza dei problemi che ahinoi insorgono frequentemente nella progettazione e perdipiù anche durante la costruzione.

  • Il PROGETTISTA ARCHITETTONICO (più avanti chiamato per brevità progettista): chi disegnerà la tua casa in paglia. Per legge (nel bene e nel male!), può essere: un architetto, un geometra, un ingegnere.

Il peccato originale

Un esempio di cosa succede se non è chiaro chi è il project manager.


Non si sa chi deve parlare a chi, le comunicazioni si moltiplicano non solo inutilmente (magari!) bensì dannosamente. Il cliente parla con l’architetto e viene fuori una cosa, da cui una decisione; poi parla con il termotecnico e ne viene fuori un’altra, che cozza con la precedente, ma il termotecnico va avanti sulla sua strada. L’ingegnere parla con il termotecnico, perché magari sono amici, ma ignora l’architetto, così questi due fanno modifiche da sé senza aggiornarlo. Alla fine ai posatori arrivano disegni differenti, in più versioni, contrastanti…


Stiamo esagerando? Chiedete a chi si è fatto casa.

Questa fase comincia anch’essa con una raccolta di dati, stavolta di altro genere:


“Ci piacerebbe che la nostra casa in legno, paglia, argilla, calce…”


Ha così inizio il dialogo tra il progettista e la committenza.

Con l’aiuto delle giuste domande da parte del progettista, il committente fornisce tutti gli input possibili, con parole, disegni, esempi di altre realizzazioni per immagini… qualunque elemento utile al progettista per la sua traduzione in un progetto architettonico “di massima”, che porterà all’individuazione di una forma dell’edificio, una suddivisione dei suoi vani.


Insomma, ad una impostazione generale del fabbricato.


A contribuire a tale redazione deve essere, non meno importante, la raccolta degli “input fisici” del luogo.
Il progettista deve tenere di conto delle condizioni naturali al contorno, con osservazioni ed eventuali rilevamenti tecnici sul posto, con una collezione e un’analisi di dati fisico-tecnici d’archivio nonché della gente del luogo.


Diffusamente si parla in questo caso di progettazione “bioclimatica”, la quale tiene in considerazione dell’’irraggiamento solare, dell’ombreggiamento naturale (ad esempio per la presenza di alberi o fabbricati attorno), dei venti predominanti, della presenza di acqua e di tutti i fattori naturali agenti in situ.


Una progettazione che non tiene in considerazione questi aspetti, per noi non è degna di tale nome.

Mi scotto, tanto poi metto la crema idratante

Per capire cosa vuol dire progettare senza tenere in considerazione dei fattori naturali, immaginate le seguenti situazioni:

 

Andate in spiaggia con l’intento preciso, dichiarato, di volervi abbronzare.

Quando arrivate, vi mettete all’ombra di un albero, e restate vestiti.
Fa un caldo insopportabile e finalmente scoprite un punto in cui spira una brezza benedetta.

Però voi lo ignorate e tornate dove non spira un alito di vento.


State camminando nel bosco. È inverno e fa freddo. Non vedete l’ora di rientrare a casa al calduccio. Un torrente scorre accanto a voi. Seguite il sentiero o decidete di mettere i piedi nell’acqua, magari senza togliervi le scarpe?


Ecco, questi esempi (di) scemi, sono metafora di quello che succede spesso nella progettazione.


“Ma va’ là! Esagerato. Questi sono esempi assurdi!”
starete pensando.


Eppure c’è chi in un luogo caldo progetta un cubo di vetro perché tanto poi ci mette cinquanta condizionatori. E magari finisce pure in copertina sul rotocalco figo di architettura moderna.

 

O, viceversa, chi in un’area super fredda si tiene la casa piena di spifferi perché tanto può alzare la temperatura dei caloriferi.


Chi progetta lottizzazioni in cui gli appartamenti sono tutti uguali tra loro senonché alcuni sono ruotati di 90° o 180° ad altri. Così c’è chi ha la sala da pranzo a sud e chi ce l’ha a nord (non vedendo mai la luce del giorno).


Magari non ci avevi mai pensato. Del resto non è il tuo mestiere, quindi ci può stare.

Ma ora che ci rifletti, non ti sembra assurdo?

Una volta abbozzato il progetto di massima della tua casa (in legno e paglia, vogliamo sperare!) è il caso di approfondire la questione energetica e quindi impiantistica dell’edificio. In termini più spicci: come si riscalda e si raffresca la mia casa in paglia? Come si scalda l’acqua?


Tutti questi ragionamenti e successivi calcoli e verifiche, confluiranno in quella che viene chiamata Relazione “ex-legge 10”, obbligatoria per legge. Ad occuparsi di tali questioni può essere quello che viene chiamato “termo-tecnico”, per l’appunto, oppure lo stesso progettista architettonico, se ne ha le competenze.


Qualora non sia lo stesso progettista architettonico ad occuparsene direttamente, di sicuro tutto è più semplice se termotecnico e progettista architettonico “si intendono” reciprocamente (ad esempio, se collaborano da tempo).


Per fare un paragone, è un po’ come se il personal trainer (il progettista) e il nutrizionista (il termotecnico) dell’atleta (la casa) ignorassero l’uno il lavoro dell’altro. Per questa ragione, nel nostro team abbiamo architetti, termotecnici, e ingegneri che hanno in sé le competenze anche per questa parte di lavoro.

 

Solitamente, 60 giorni sono previsti perché il Comune, nella figura del Tecnico comunale, comunichi approvazione o meno al rilascio del permesso di costruzione. Analizzando la domanda, questi può chiedere delle integrazioni, nel qual caso il termine di 60 giorni viene posticipato.


A seconda dei casi, sono richieste pratiche aggiuntive alle usuali, ad esempio per questioni di vincolo paesaggistico. Ciò può accadere, ad esempio, perché la proprietà è all’interno di una zona classificata parco o di particolare interesse storico, etc. E questo potrebbe allungare i tempi.


Al momento della comunicazione di avvenuta approvazione, affinché venga effettivamente rilasciato il permesso per costruire da parte del Comune, questo richiede al proprietario il pagamento degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione.

Fase 2 - Dal permesso di costruire all'inizio dei lavori per costruire una casa in paglia

Ottenuto il permesso di costruire una casa in paglia e definito il progetto architettonico, entra in gioco un’altra figura, quella dell’ingegnere strutturista (chiamato d’ora innanzi “strutturista”) a cui è affidata la progettazione delle fondazioni e della struttura in legno della tua casa in paglia, e più in generale di tutte le opere con valenza strutturale (come ad esempio quelle di contenimento terra, in caso di terreno in declivio).

 

 

Lo strutturista fornirà dapprima un progetto strutturale preliminare che sarà passato al vaglio del progettista architettonico per valutare, tra l’altro, eventuali problematiche di “collisione” tra struttura, aspetti architettonici nonché aspetti impiantistici.

 

 

Occorre fare un paio di precisazioni:

  • Ci sono alcune regioni che, ai fini del rilascio del permesso di costruire, richiedono la presentazione di un progetto strutturale preliminare o di una relazione comunque firmata da un ingegnere. In questi casi quindi è d’obbligo coinvolgerlo anzitempo.
  • Nell’edilizia convenzionale, dove la gamma di scelte “strutturali” da compiere è arci-nota dai tecnici (le dimensioni dei mattoni, le sezioni dei pilastri, etc.), un architetto può anche fare a meno di coinvolgere un ingegnere nella fase preliminare, per il progetto di una semplice casa.
  • Nell’edilizia in legno e ancor più in paglia, la gamma di scelte è assai ampia e poco conosciuta dai tecnici, quindi secondo noi sarebbe meglio che l’ingegnere fosse quantomeno consultato anche durante la fase preliminare, prima di ottenere il permesso di costruire (anche in quelle regioni in cui non è obbligatorio).
    Ovviamente, il nostro ingegnere è parte integrante del team sin dai primi passi.

In questa fase, in cui sono coinvolte più figure, c’è – e deve esserci! – uno scambio, un confronto, tra i tecnici. Inutile dire che se i tecnici fanno già parte di un team consolidato, eventuali inconvenienti sono limitati in partenza.

Merita inoltre citare in questo contesto il BIM (Building Information Modeling), un metodo per l’ottimizzazione di pianificazione, progettazione realizzazione di edifici, in generale della gestione dell’intero processo in ogni sua fase, sviluppatosi soprattutto per grandi progetti con tanti aspetti da valutare e tante figure da coordinare (aeroporti, ospedali, etc.).

 

Per la cronaca: tale metodo è obbligatorio, in Italia, per appalti pubblici di importo superiore ai 50 milioni di euro.
Nel nostro team abbiamo un tecnico specializzatosi in BIM.

Si vede poi sul momento...

Un’autocondanna, prima di ancora cominciare.

 

In questa fase in cui bisogna creare un incastro perfetto tra i lavori di più figure (lo strutturista, il progettista architettonico, l’impiantista, etc.), è fondamentale il project managing di cui abbiamo parlato sopra.

 

Senza una corretta gestione e le necessarie verifiche, ci si condanna prematuramente, in modo ineludibile, a una valanga di rogne in cantiere, in cui il cliente si sentirà perso tra “una nuova ogni giorno” e uno stuolo di figurine in cantiere che si rimbalzano le responsabilità e/o accusano a vicenda.

 

Una gioia!

 

A proposito di cantiere: ma quando entra in gioco l’impresa costruttrice?
Un frequente (ahinoi) dialogo tra committente e progettista:

 

“Voglio una casa, lei me la può progettare?”

“Sì, certo.”

“Guardi che la voglio in paglia.”

“Che problema c’è? Intanto la progetto, poi si troverà una impresa che la realizza come la desidera.”

 

Nell’edilizia convenzionale, la prassi è che in cantiere arrivano i disegni ad un livello definitivo, non proprio esecutivo. Per capirci: il “come” realizzare ogni cosa fino al minimo dettaglio viene rimandata a quando l’impresa che appunto deve realizzare, è in cantiere. Lì il progettista e l’impresa discutono e “sviluppano” le idee.

 

Ma è anche l’occasione in cui si scoprono problemi a cui non si era pensato prima, proprio perché non ci si era interrogati prima su come fare le cose.

 

Assieme all’assenza di un “regista” del progetto (il project manager), questa prassi è la più deleteria e causa del noto e detestato teatrino che la stragrande maggioranza di chi si è fatto fare casa, ha vissuto con dispiacere. Una cosa non sostenibile, per una casa non sostenibile.

 

Non vogliamo qui farla lunga con gli esempi, però sicuramente conoscete qualcuno a cui chiedere: Com’è andata a casa tua?

 

L’esperienza dimostra che se chi costruisce ha voce in capitolo sin dalla progettazione… semplicemente va tutto meglio.

 

Per questo noi proponiamo progettazione&costruzione di case in paglia, e lo scriviamo così: “progettazione&costruzione” perché lo concepiamo come un unicum. Il nostro è infatti un “design-build team”: siamo cioè una squadra di progettisti-costruttori.

 

Fase 3 - I lavori hanno inizio

Nell’edilizia convenzionale, con i disegni definitivi, siamo pronti per partire con i lavori… “tanto poi si vede in cantiere”, come vi abbiamo raccontato.


Per noi è invece decisivo, risolutivo, un ultimo passo.


Guidati dal project manager, i disegni, sviluppati fino al dettaglio esecutivo di cantiere, vengono sottoposti a tutte le figure coinvolte e solo quando questi sono da tutti approvati e firmati, allora si può davvero cominciare.


Il committente, il progettista architettonico, lo strutturista, il termotecnico, le maestranze che realizzeranno la struttura e i tamponamenti, gli intonacatori, il lattoniere, l’idraulico, l’elettricista, il parquettista, il direttore dei lavori, tutto il team, un TEAM!


Ora sì, ecco, siamo pronti per partire a realizzare la tua casa in legno e paglia, calce e argilla. Senza intoppi e brutte sorprese, la Casagiusta per te.

Conclusione

casa paglia

Riepiloghiamo quindi le fasi necessarie per costruire una casa in paglia.

Il processo che porta alla “posa della prima pietra” (pietra? Balla!) sul nostro terreno, è articolato e coinvolge svariate figure professionali.

 

È importante che tra queste ci sia un dialogo fluente, per non dire una certa intesa. Ed è necessario che ci sia una coordinazione tra tutti questi “pezzi dell’organismo”. Abbiamo visto tutti come nell’edilizia convenzionale questo aspetto è troppo spesso sottovalutato, così come l’opportunità di affrontare scelte PRIMA di arrivare in cantiere anziché rinviare a quando è troppo tardi o comunque più complicato mettere in pratica le soluzioni che si rivelano migliori.

 

Se vuoi scoprire di più delle fasi di progettazione e anche di costruzione di una casa in paglia, guarda il nostro video, che racconta il processo di realizzazione di una delle nostre case.

 

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