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Costruire una casa in paglia: una guida completa per chi vuole iniziare

Settembre 2020

I passaggi da conoscere per costruire una casa in paglia, dal terreno edificabile alla posa della prima balla.

Settembre 15, 2020

Per costruire una casa in paglia partiamo dalle basi!

Cosa troverai in questo articolo:

Tempo di lettura: 10'

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Stesso obiettivo, metodi differenti

Partiamo dal principio: per noi è importante che i clienti siano sempre debitamente informati.

In questo articolo vogliamo raccontarvi il processo di progettazione e le tappe burocratiche che dal terreno vi portano a costruire una casa in paglia.

 

Questo sia in generale, ovvero indipendentemente da chi progetterà e realizzerà la vostra casa – che ci auguriamo in ogni caso sarà in legno e paglia! – e a maggior ragione se sceglierete noi come compagni di questo viaggio.

 

Come sempre, per un confronto concreto di quanto qui vi diciamo, vi consigliamo di interpellare non solo altri tecnici e imprese, ma anche committenti che “ci sono già passati”.

Fase 0 - Stato attuale e studio di fattibilità

casa paglia

Se hai già un terreno, il primo passo da compiere per costruire una casa in paglia, consiste in due “scatti fotografici”:

  • Dello stato attuale, nella realtà materiale: in che stato si trovano il terreno ed eventuali fabbricati che vi insistono, quali allacci, etc.
  • Dello stato attuale, secondo le carte ufficiali: cosa è denunciato al catasto, in comune etc.

Passi successivi (o anche in parallelo) ai suddetti, sono quelli di trovar risposta ai seguenti quesiti:

  • Cosa mi consente di fare, la legge, su questa proprietà
  • Cosa mi consente di fare, “fisicamente” (cioè da un punto di vista geo-tecnico), il terreno?

Per quest’ultimo aspetto sarà necessaria, intanto, un’indagine preliminare, tipicamente effettuata da un geologo. Da tenere presente che, un domani, nella richiesta di ottenimento del permesso di costruire una casa in paglia sarà necessario inserire una vera e propria relazione geologico-geotecnica.

 

Al di là di questo aspetto, tutti i precedenti finora elencati sono di possibile competenza di un geometra, un ingegnere, o un architetto.

 

A seconda di dove sia situata la proprietà in oggetto, tutti o parte dei compiti potrà essere svolto da un tecnico del nostro team. Se hai ottenuto il terreno mediante un acquisto, dovresti aver provveduto a raccogliere tutte queste informazioni prima dello stesso atto.

Fase 1 - Dall'idea al permesso di costruire una casa in paglia

casa in paglia

A questo punto comincia la fase cosiddetta di Progettazione preliminare.

Se avrai già coinvolto CasaGiusta per la costruzione della tua casa in paglia, avrai già attribuito nomina per due ruoli chiave:

  • Il PROJECT MANAGER (la traduzione in italiano che ci viene più facile è quella di “coordinatore di progetto”): chi coordinerà il progetto e tutte le figure in esso coinvolte. È probabile – ma non automatico – che questo coincida con il progettista architettonico (così come nel cinema, per esempio, non necessariamente il regista ha la telecamera in mano).

    Questo ruolo e la sua funzione è il più importante e assieme il più sottovalutato nel processo (non solo in Italia, se può consolare).

    Dal non aver chiaro e chiarito questo, proviene la stragrande maggioranza dei problemi che ahinoi insorgono frequentemente nella progettazione e perdipiù anche durante la costruzione.

  • Il PROGETTISTA ARCHITETTONICO (più avanti chiamato per brevità progettista): chi disegnerà la tua casa in paglia. Per legge (nel bene e nel male!), può essere: un architetto, un geometra, un ingegnere.

Il peccato originale

Un esempio di cosa succede se non è chiaro chi è il project manager.


Non si sa chi deve parlare a chi, le comunicazioni si moltiplicano non solo inutilmente (magari!) bensì dannosamente. Il cliente parla con l’architetto e viene fuori una cosa, da cui una decisione; poi parla con il termotecnico e ne viene fuori un’altra, che cozza con la precedente, ma il termotecnico va avanti sulla sua strada. L’ingegnere parla con il termotecnico, perché magari sono amici, ma ignora l’architetto, così questi due fanno modifiche da sé senza aggiornarlo. Alla fine ai posatori arrivano disegni differenti, in più versioni, contrastanti…


Stiamo esagerando? Chiedete a chi si è fatto casa.

Questa fase comincia anch’essa con una raccolta di dati, stavolta di altro genere:


“Ci piacerebbe che la nostra casa in legno, paglia, argilla, calce…”


Ha così inizio il dialogo tra il progettista e la committenza.

Con l’aiuto delle giuste domande da parte del progettista, il committente fornisce tutti gli input possibili, con parole, disegni, esempi di altre realizzazioni per immagini… qualunque elemento utile al progettista per la sua traduzione in un progetto architettonico “di massima”, che porterà all’individuazione di una forma dell’edificio, una suddivisione dei suoi vani.


Insomma, ad una impostazione generale del fabbricato.


A contribuire a tale redazione deve essere, non meno importante, la raccolta degli “input fisici” del luogo.
Il progettista deve tenere di conto delle condizioni naturali al contorno, con osservazioni ed eventuali rilevamenti tecnici sul posto, con una collezione e un’analisi di dati fisico-tecnici d’archivio nonché della gente del luogo.


Diffusamente si parla in questo caso di progettazione “bioclimatica”, la quale tiene in considerazione dell’’irraggiamento solare, dell’ombreggiamento naturale (ad esempio per la presenza di alberi o fabbricati attorno), dei venti predominanti, della presenza di acqua e di tutti i fattori naturali agenti in situ.


Una progettazione che non tiene in considerazione questi aspetti, per noi non è degna di tale nome.

Mi scotto, tanto poi metto la crema idratante

Per capire cosa vuol dire progettare senza tenere in considerazione dei fattori naturali, immaginate le seguenti situazioni:

 

Andate in spiaggia con l’intento preciso, dichiarato, di volervi abbronzare.

Quando arrivate, vi mettete all’ombra di un albero, e restate vestiti.
Fa un caldo insopportabile e finalmente scoprite un punto in cui spira una brezza benedetta.

Però voi lo ignorate e tornate dove non spira un alito di vento.


State camminando nel bosco. È inverno e fa freddo. Non vedete l’ora di rientrare a casa al calduccio. Un torrente scorre accanto a voi. Seguite il sentiero o decidete di mettere i piedi nell’acqua, magari senza togliervi le scarpe?


Ecco, questi esempi (di) scemi, sono metafora di quello che succede spesso nella progettazione.


“Ma va’ là! Esagerato. Questi sono esempi assurdi!”
starete pensando.


Eppure c’è chi in un luogo caldo progetta un cubo di vetro perché tanto poi ci mette cinquanta condizionatori. E magari finisce pure in copertina sul rotocalco figo di architettura moderna.

 

O, viceversa, chi in un’area super fredda si tiene la casa piena di spifferi perché tanto può alzare la temperatura dei caloriferi.


Chi progetta lottizzazioni in cui gli appartamenti sono tutti uguali tra loro senonché alcuni sono ruotati di 90° o 180° ad altri. Così c’è chi ha la sala da pranzo a sud e chi ce l’ha a nord (non vedendo mai la luce del giorno).


Magari non ci avevi mai pensato. Del resto non è il tuo mestiere, quindi ci può stare.

Ma ora che ci rifletti, non ti sembra assurdo?

Una volta abbozzato il progetto di massima della tua casa (in legno e paglia, vogliamo sperare!) è il caso di approfondire la questione energetica e quindi impiantistica dell’edificio. In termini più spicci: come si riscalda e si raffresca la mia casa in paglia? Come si scalda l’acqua?


Tutti questi ragionamenti e successivi calcoli e verifiche, confluiranno in quella che viene chiamata Relazione “ex-legge 10”, obbligatoria per legge. Ad occuparsi di tali questioni può essere quello che viene chiamato “termo-tecnico”, per l’appunto, oppure lo stesso progettista architettonico, se ne ha le competenze.


Qualora non sia lo stesso progettista architettonico ad occuparsene direttamente, di sicuro tutto è più semplice se termotecnico e progettista architettonico “si intendono” reciprocamente (ad esempio, se collaborano da tempo).


Per fare un paragone, è un po’ come se il personal trainer (il progettista) e il nutrizionista (il termotecnico) dell’atleta (la casa) ignorassero l’uno il lavoro dell’altro. Per questa ragione, nel nostro team abbiamo architetti, termotecnici, e ingegneri che hanno in sé le competenze anche per questa parte di lavoro.

 

Solitamente, 60 giorni sono previsti perché il Comune, nella figura del Tecnico comunale, comunichi approvazione o meno al rilascio del permesso di costruzione. Analizzando la domanda, questi può chiedere delle integrazioni, nel qual caso il termine di 60 giorni viene posticipato.


A seconda dei casi, sono richieste pratiche aggiuntive alle usuali, ad esempio per questioni di vincolo paesaggistico. Ciò può accadere, ad esempio, perché la proprietà è all’interno di una zona classificata parco o di particolare interesse storico, etc. E questo potrebbe allungare i tempi.


Al momento della comunicazione di avvenuta approvazione, affinché venga effettivamente rilasciato il permesso per costruire da parte del Comune, questo richiede al proprietario il pagamento degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione.

Fase 2 - Dal permesso di costruire all'inizio dei lavori per costruire una casa in paglia

Ottenuto il permesso di costruire una casa in paglia e definito il progetto architettonico, entra in gioco un’altra figura, quella dell’ingegnere strutturista (chiamato d’ora innanzi “strutturista”) a cui è affidata la progettazione delle fondazioni e della struttura in legno della tua casa in paglia, e più in generale di tutte le opere con valenza strutturale (come ad esempio quelle di contenimento terra, in caso di terreno in declivio).

 

 

Lo strutturista fornirà dapprima un progetto strutturale preliminare che sarà passato al vaglio del progettista architettonico per valutare, tra l’altro, eventuali problematiche di “collisione” tra struttura, aspetti architettonici nonché aspetti impiantistici.

 

 

Occorre fare un paio di precisazioni:

  • Ci sono alcune regioni che, ai fini del rilascio del permesso di costruire, richiedono la presentazione di un progetto strutturale preliminare o di una relazione comunque firmata da un ingegnere. In questi casi quindi è d’obbligo coinvolgerlo anzitempo.
  • Nell’edilizia convenzionale, dove la gamma di scelte “strutturali” da compiere è arci-nota dai tecnici (le dimensioni dei mattoni, le sezioni dei pilastri, etc.), un architetto può anche fare a meno di coinvolgere un ingegnere nella fase preliminare, per il progetto di una semplice casa.
  • Nell’edilizia in legno e ancor più in paglia, la gamma di scelte è assai ampia e poco conosciuta dai tecnici, quindi secondo noi sarebbe meglio che l’ingegnere fosse quantomeno consultato anche durante la fase preliminare, prima di ottenere il permesso di costruire (anche in quelle regioni in cui non è obbligatorio).
    Ovviamente, il nostro ingegnere è parte integrante del team sin dai primi passi.

In questa fase, in cui sono coinvolte più figure, c’è – e deve esserci! – uno scambio, un confronto, tra i tecnici. Inutile dire che se i tecnici fanno già parte di un team consolidato, eventuali inconvenienti sono limitati in partenza.

Merita inoltre citare in questo contesto il BIM (Building Information Modeling), un metodo per l’ottimizzazione di pianificazione, progettazione realizzazione di edifici, in generale della gestione dell’intero processo in ogni sua fase, sviluppatosi soprattutto per grandi progetti con tanti aspetti da valutare e tante figure da coordinare (aeroporti, ospedali, etc.).

 

Per la cronaca: tale metodo è obbligatorio, in Italia, per appalti pubblici di importo superiore ai 50 milioni di euro.
Nel nostro team abbiamo un tecnico specializzatosi in BIM.

Si vede poi sul momento...

Un’autocondanna, prima di ancora cominciare.

 

In questa fase in cui bisogna creare un incastro perfetto tra i lavori di più figure (lo strutturista, il progettista architettonico, l’impiantista, etc.), è fondamentale il project managing di cui abbiamo parlato sopra.

 

Senza una corretta gestione e le necessarie verifiche, ci si condanna prematuramente, in modo ineludibile, a una valanga di rogne in cantiere, in cui il cliente si sentirà perso tra “una nuova ogni giorno” e uno stuolo di figurine in cantiere che si rimbalzano le responsabilità e/o accusano a vicenda.

 

Una gioia!

 

A proposito di cantiere: ma quando entra in gioco l’impresa costruttrice?
Un frequente (ahinoi) dialogo tra committente e progettista:

 

“Voglio una casa, lei me la può progettare?”

“Sì, certo.”

“Guardi che la voglio in paglia.”

“Che problema c’è? Intanto la progetto, poi si troverà una impresa che la realizza come la desidera.”

 

Nell’edilizia convenzionale, la prassi è che in cantiere arrivano i disegni ad un livello definitivo, non proprio esecutivo. Per capirci: il “come” realizzare ogni cosa fino al minimo dettaglio viene rimandata a quando l’impresa che appunto deve realizzare, è in cantiere. Lì il progettista e l’impresa discutono e “sviluppano” le idee.

 

Ma è anche l’occasione in cui si scoprono problemi a cui non si era pensato prima, proprio perché non ci si era interrogati prima su come fare le cose.

 

Assieme all’assenza di un “regista” del progetto (il project manager), questa prassi è la più deleteria e causa del noto e detestato teatrino che la stragrande maggioranza di chi si è fatto fare casa, ha vissuto con dispiacere. Una cosa non sostenibile, per una casa non sostenibile.

 

Non vogliamo qui farla lunga con gli esempi, però sicuramente conoscete qualcuno a cui chiedere: Com’è andata a casa tua?

 

L’esperienza dimostra che se chi costruisce ha voce in capitolo sin dalla progettazione… semplicemente va tutto meglio.

 

Per questo noi proponiamo progettazione&costruzione di case in paglia, e lo scriviamo così: “progettazione&costruzione” perché lo concepiamo come un unicum. Il nostro è infatti un “design-build team”: siamo cioè una squadra di progettisti-costruttori.

 

Fase 3 - I lavori hanno inizio

Nell’edilizia convenzionale, con i disegni definitivi, siamo pronti per partire con i lavori… “tanto poi si vede in cantiere”, come vi abbiamo raccontato.


Per noi è invece decisivo, risolutivo, un ultimo passo.


Guidati dal project manager, i disegni, sviluppati fino al dettaglio esecutivo di cantiere, vengono sottoposti a tutte le figure coinvolte e solo quando questi sono da tutti approvati e firmati, allora si può davvero cominciare.


Il committente, il progettista architettonico, lo strutturista, il termotecnico, le maestranze che realizzeranno la struttura e i tamponamenti, gli intonacatori, il lattoniere, l’idraulico, l’elettricista, il parquettista, il direttore dei lavori, tutto il team, un TEAM!


Ora sì, ecco, siamo pronti per partire a realizzare la tua casa in legno e paglia, calce e argilla. Senza intoppi e brutte sorprese, la Casagiusta per te.

Conclusione

casa paglia

Riepiloghiamo quindi le fasi necessarie per costruire una casa in paglia.

Il processo che porta alla “posa della prima pietra” (pietra? Balla!) sul nostro terreno, è articolato e coinvolge svariate figure professionali.

 

È importante che tra queste ci sia un dialogo fluente, per non dire una certa intesa. Ed è necessario che ci sia una coordinazione tra tutti questi “pezzi dell’organismo”. Abbiamo visto tutti come nell’edilizia convenzionale questo aspetto è troppo spesso sottovalutato, così come l’opportunità di affrontare scelte PRIMA di arrivare in cantiere anziché rinviare a quando è troppo tardi o comunque più complicato mettere in pratica le soluzioni che si rivelano migliori.

 

Se vuoi scoprire di più delle fasi di progettazione e anche di costruzione di una casa in paglia, guarda il nostro video, che racconta il processo di realizzazione di una delle nostre case.

 

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